triesteprima.it, 15 settembre 2022
Dopo il suicidio in cella di Tarzan Selimovic, avvenuto nel 2018 nel carcere di Trieste, continua la battaglia legale della famiglia per non far archiviare il caso. Il fratello ha infatti presentato, tramite il suo legale Alberto Filippini, una richiesta di opposizione (la seconda) all’archiviazione della sua denuncia contro ignoti. Una denuncia sporta con l’intento di individuare eventuali responsabilità per la morte del congiunto.
Tarzan Selimovic, 46enne di nazionalità bosniaca affetto da problemi psichici, si trovava in cella d’isolamento quando si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo legato a una sbarra della finestra. Era stato collocato in regime di isolamento per un procedimento disciplinare perché aveva appiccato il fuoco a un materasso e aggredito un agente di polizia penitenziaria.
“Selimovic soffriva di conclamate turbe psichiche - sostiene l’avvocato Filippini del foro di Cagliari - e nonostante ciò era stato destinato al carcere e sottoposto a rigide misure di sicurezza. Tutto questo senza che venissero seguite le procedure previste per questi detenuti. Si trovava in regime di ‘grande sorveglianza’, per la quale erano previsti controlli in cella ogni 20 minuti visti i comportamenti autolesivi che aveva già manifestato. Tuttavia, dall’ultimo controllo al ritrovamento del corpo era passata circa un’ora e mezza, come si può vedere dai registri e dagli ordini di servizio in nostro possesso”.
I fatti - Dopo il suicidio, avvenuto nell’ottobre del 2018, nel 2021 il fratello di Selimovic ha presentato la denuncia, da cui si è originato un procedimento penale presso la Procura di Cagliari (la famiglia è residente in Sardegna), poi trasferito alla procura di Trieste. In questa occasione il Pm ha chiesto al Gip di archiviare il caso, poiché “Selimovic era seguito con attenzione dal personale del carcere”, tanto che “il 24/04/2018 - ha sostenuto il Pm - la condizione psicopatologica appariva nettamente migliorata”.
Il fratello dell’ex detenuto si è poi opposto all’archiviazione e il Gip aveva accettato la sua richiesta. Tre settimane dopo il Pm ha chiesto di nuovo l’archiviazione e la famiglia di Selimovic si è nuovamente opposta, facendo leva su una presunta “lacunosità delle indagini preliminari svolte”. Ora l’udienza è fissata per il prossimo 20 settembre.










