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Il Piccolo, 17 agosto 2019


Deceduto un detenuto iracheno. Scartata l'ipotesi del suicidio. Non ci sono segni di violenza sul corpo. Aperta un'indagine. Morto nel sonno, da solo, in una cella del Coroneo. Ventun anni, iracheno, in Italia da pochi mesi, richiedente asilo. Nessun segno di violenza apparente sul corpo.

Nulla che al momento possa spiegare, nemmeno minimamente, il perché di una fine del genere. È un mistero il decesso del giovane straniero trovato senza vita martedì mattina in carcere, sembra da altri detenuti. Il cuore avrebbe smesso di battere la sera prima. Il ventunenne, già inserito nel sistema di accoglienza Ics, era in carcere a causa di un'effrazione di una vetrina in piazza Oberdan.

Era una persona "agitata", così viene definita da chi l'ha conosciuta. Sembra trattato con tranquillanti. Il pm Massimo De Bortoli ha aperto un'indagine. Con molta probabilità nelle prossime settimane ordinerà l'autopsia, proprio per capire la causa della tragedia. Andrà quindi accertato se il ventunenne ha assunto farmaci (è un'ipotesi), di quale tipo e le modalità di somministrazione. Ma, soprattutto, se aveva problemi di salute.

Nel caso, erano noti? Se sì, il ragazzo è stato sottoposto a tutte le visite mediche? E ancora: ci sono state valutazioni adeguate sulla compatibilità con la detenzione? Interrogativi a cui il magistrato titolare del fascicolo punterà a dare una risposta. Quella di un possibile abuso di farmaci è soltanto una voce, per quanto insistente, circolata nelle ultime ore.

Circostanza, questa, che se fosse avvalorata, aprirebbe una serie di domande sui livelli di controllo al Coroneo (correlati anche al problema della carenza di personale) e sullo scambio di medicinali tra detenuti. La notizia dell'episodio è trapelata a Ferragosto, dopo un sopralluogo al Coroneo organizzato da una delegazione della Camera Penale di Trieste: gli avvocati Alessandro Giadrossi (presidente) con i colleghi Paola Bosari e Marco Fazzini.

I legali hanno constatato il sovraffollamento della struttura "pari a circa il 25% in più rispetto a quello previsto - si legge in un comunicato della Camera penale - che rende ancor più gravosa la condizione dei detenuti, specialmente nelle giornate più calde, non essendo dotate le aree di detenzione di nessun sistema, nemmeno quelli più elementari, di raffrescamento, e le aree di passeggio di strutture di ombreggiamento".

La stessa Camera segnala la "preoccupante condizione di vari detenuti affetti da disagio psichico e posti in celle di isolamento, in assenza di un'assistenza di personale infermieristico specializzato. Un'area nella quale vi è stato il decesso di un detenuto iracheno".

Ma lo straniero non è morto in un'area di isolamento, chiarisce il direttore del Coroneo Ottavio Casarano, bensì in una cella singola. Un cugino di secondo grado della vittima ieri è stato accompagnato in obitorio per il riconoscimento della salma. La Garante comunale per i diritti dei detenuti Elisabetta Burla è informata della vicenda.