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Ristretti Orizzonti, 17 giugno 2025

Il 18 giugno, al Circolo della Stampa di Trieste (corso Italia 13), con inizio alle ore 17.30, verrà presentato il libro: “44 Quarantaquattro 44 - la consapevolezza dei diritti in carcere”. La pubblicazione, realizzata dall’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste (Oisl), è il risultato di un’importante ricerca, rivolta ai detenuti, in diverse carceri del Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche, per comprendere quale consapevolezza abbiano li detenuti in tema di diritti umani, civili, politici. Indagine indispensabile quando si persegua una visione della pena costituzionalmente orientata.

Secondo l’Osservatorio si tratta della prima ricerca di questo genere svoltasi in Italia e, per il vero, non si hanno notizie di analoghe realizzate in Europa, né si conoscono di uguali indagini in altre parti del mondo. La pubblicazione è anche il resoconto di un gruppo di persone, già impegnate nelle istituzioni e/o nelle professioni “intellettuali”, che hanno scavato nella complessa realtà del disagio che si vive nelle carceri italiane; un mondo apparentemente distante, per le sue contraddizioni ed eccessi, ma capace di fornire spunti di riflessione anche per la società esterna, assertivamente libera, soprattutto in tema di diritti umani, civili, politici, da tempo sottoposti a significativi crash test sociali.

La domanda è quella di comprendere quale soddisfazione sociale si tragga dal mero contenimento di persone detenute all’interno delle nostre carceri, ove ci si avvedesse che le stesse risultino indifferenti al tema dei diritti e alla loro importanza. Tale eventualità non condizionerebbe proprio il senso della pena detentiva e non costituirebbe una acclarata dichiarazione di fallimento di un sistema che, come vuole la Costituzione, intende invece puntare al recupero sociale delle persone condannate.

Senza la consapevolezza dei diritti, le condanne rischierebbero di perdere il loro significato di opportunità e di recupero sociale e sarebbero degradate a mera sottrazione di quote di tempo-vita alle persone detenute, senza che si maturi un responsabile ripensamento delle proprie azioni criminali e delle relative conseguenze. La conoscenza e la consapevolezza dei diritti, infatti, costituisce il miglior metodo per sviluppare la coscienza civile: averne contezza ci consente di vivere proficuamente all’interno delle nostre società.

Per stimolare il confronto con le persone detenute, il progetto realizzato dall’Oisl e finanziato dalla Fondazione Casali di Trieste, ha previsto la proiezione nelle carceri individuate dallo stesso di un film “scomodo” “Kafka a Teheran”, dove si descrivono le vicissitudini di donne, uomini, di persone anziane, ma anche di bambine costretti a vivere in una società teocratica dove il patire incomprensibili umiliazioni si accompagna ad una voglia di riscatto e di libertà che, soprattutto le donne, di qualsiasi età, mostrano nei riguardi di un regime apparentemente forte.

La ricerca si è avvalsa della collaborazione di tutti i componenti dell’OISL e del contributo specifico del vicepresidente, Roberto E. Kostoris, del criminologo, Pierpaolo Martucci e dell’avvocato Soraya Pedone, che parteciperanno all’incontro che sarà moderato da Enrico Sbriglia, presidente dell’Oisl. Introdurrà il presidente del Circolo della Stampa, Pierluigi Sabatti.