sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Corinna Opara


Vita Nuova, 18 dicembre 2019

 

Libertà e resistenza individuale. Da cinque storie personali a una riflessione universale. Resilienza, resistenza identitaria e tolleranza, ma anche capacità di convivenza e libertà: sono i temi affrontati nell'interessante e vivace dibattito suscitato tra i presenti nell'area trattamentale della Casa Circondariale di Trieste dalla presentazione del libro "Casa Azul" della fotografa e artista visiva Giulia Iacolutti nella mattinata di sabato 19 ottobre. A dialogare con lei, l'avvocato Patrizia Fiore.

Accanto alle persone della sezione maschile e femminile del penitenziario, anche un nutrito e variegato pubblico "esterno". "Caza Azul" non è solo un libro da sfogliare, è un progetto a più "piani di lettura" dove ogni singolo dettaglio è stato profondamente meditato e non è mai casuale, a partire dalla scelta dei colori: rosa e azzurro.

Tutto nasce dall'incontro della giovane fotografa italiana con la sociologa francese Chloé Constant, che nel 2015 stava ultimando il suo post-dottorato sui processi di transizione da identità maschile a identità femminile all'interno degli istituti di pena maschili della capitale sudamericana di Città del Messico.

"Poiché nel carcere maschile le persone sono obbligate a portare dei vestiti "blu" - ha spiegato Giulia, le detenute trans usano soprannominarlo "Casa Azul" (Casa Blu), in contrapposizione al loro essere donna" (quindi "rosa"). Il libro, in particolare, racconta le storie di cinque persone, della loro vita fuori e dentro il penitenziario, prima e dopo la loro scelta di vita, di come all'interno del carcere gli oggetti considerati "femminili" (e quindi vietati negli istituti maschili) diventino allo stesso tempo "uno strumento identitario" (visto che si trovano circondate da uomini), ma anche "di ricatto in cambio di prestazioni sessuali da parte del personale dell'istituto", che all'occasione li sequestrano per ottenere "qualcosa".

Ecco allora che la storia di America, Frida, Martina, Gabj e Alejandra, estrapolata dal loro contesto, può in realtà diventare un'occasione per tutti per riflette su come ciascuno di noi, a modo suo e all'occorrenza, sia capace di trovare dentro di sé le risorse necessarie a riaffermarsi come persona con una propria identità all'interno di contesti ostili o a noi sfavorevoli.

Ma anche un'occasione per riflettere come i nostri percorsi di crescita personale - intellettuale o fisica che sia - si trovino per forza a dover affrontare e superare diversi tipi di ostacoli che ognuno può identificare in qualcosa di diverso: il carcere, allora, non è solo quello "tradizionale" con le sbarre, ma lo può essere il nostro corpo che non sempre siamo capaci di accettare, così come pure la società con i suoi vincoli e i suoi pregiudizi. A tal punto da far sentire delle persone più libere nelle celle di una prigione perché lì non rischia di essere aggredito per il suo modo di essere.