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triesteallnews.it, 22 ottobre 2019


"Nella stanza di pernotto, in carcere, la forbice consentita per tagliare la carta e lo spago è quella della Chicco", spiega il manifesto che introduce chi guarda nell'atmosfera della mostra. "Puoi portare carta, stoviglie di plastica, colla stick e scotch".

Alla presenza di Piervalerio Reinotti, presidente del tribunale di Trieste che ha ospitato la parte più visibile dell'iniziativa, di Giovanni Maria Pavarin, presidente del tribunale di sorveglianza, Alessandro Cuccagna, presidente degli ordine avvocati, e Laura Famulari, dirigente amministrativo, si è avviata la settimana scorsa alla sua conclusione la mostra "Barcoliamo... a vele spiegate", organizzata dalla Casa Circondariale di Trieste assieme al Garante comunale dei diritti dei detenuti, Elisabetta Burla, che è rimasta allestita dal 7 al 19 ottobre 2019.

L'iniziativa è partita dall'idea di coinvolgere anche la popolazione privata della libertà nello spirito di "Barcolana 51": niente è più libero del mare, e l'occasione di avvicinare il mondo di fuori a quello di dentro ha permesso di spaziare nella creatività e nella fantasia.

La mostra, i collaboratori della quale sono stati coordinati dalla sua curatrice, Gianna Zago, grafologa, e che ha visto la partecipazione dei fotografi Andrea Carloni e Giuliana Raspar che hanno unito il loro lavoro a quello dei detenuti, è stata accreditata all'interno delle iniziative collegate alla regata triestina, e ai primi di settembre le idee, raccolte assieme ai detenuti della Casa Circondariale di Trieste hanno iniziato a prendere, letteralmente, una forma: quella di una installazione temporanea di grandi dimensioni, grazie alla disponibilità manifestata dal presidente Reinotti rinnovata anche per occasioni future, sistemata all'interno del Palazzo di Giustizia.

Non facile, per i volontari e per il personale che ha coadiuvato l'opera creativa dei detenuti, trovare un modo per far avere loro, nel rispetto delle normative di sicurezza, i materiali giusti e gli attrezzi necessari all'esecuzione del lavoro manuale e alla realizzazione dell'installazione.

Il piccolo miracolo, utilizzando tutto ciò che si poteva trovare e soprattutto portare all'interno, si è realizzato e concretizzato attraverso laboratori al lunedì e martedì nella sezione femminile del carcere di Trieste e al giovedì e venerdì in quella maschile. In tutto, poco meno di una trentina, con una maggioranza maschile così come la stessa popolazione del carcere, i detenuti e le detenute che hanno partecipato alla creazione dell'installazione artistica.