triesteprima.it, 4 luglio 2025
Nel carcere del Coroneo il caldo torrido e il sovraffollamento “non fa notizia. Speriamo non vi siano decessi, perché sì, desta curiosità”. La critica arriva dal garante per i detenuti, l’avvocato Elisabetta Burla che nel pomeriggio di oggi ha diramato una nota di riflessione in merito alle elevate temperature che stanno interessando la città di Trieste. Proprio la nostra città, secondo un recente studio, rientra nelle zone d’Italia che presentano intensità crescenti nella formazione delle cosiddette isole di calore. Il carcere giuliano non è esente da ciò, e il rischio per gli stessi detenuti, che rientrano tra le persone a cui è riferito il concetto di “salute della popolazione”, è reale.
Ma il punto in questione è che dei detenuti, tranne qualche eccezione, non si ricorda mai nessuno. Sul tema del caldo estremo nei luoghi di lavoro “an-che la Regione Friuli Venezia Giulia si è attivata adottando l’ordinanza per tutelare la salute dei lavoratori esposti a temperature elevate prevedendo la sospensione dell’attività lavorativa dalle 12.30 alle 16.00, anche negli ambienti di lavoro interni non climatizzati e non sufficientemente areati perché - anche in questo caso - vi può essere un impatto pericoloso per la salute delle persone”.
Ma il fatto è che “anche in questa torrida estate le condizioni all’interno delle carceri viene ignorata, alla richiesta di ventilatori per garantire un livello minimo di dignità alle persone, la direzione si trova costretta a fare ricorso alle donazioni da parte del volontariato perché a livello ministeriale non viene presa in considerazione la possibilità di predisporre una climatizzazione dei locali che andrebbe a beneficio, anche, della polizia penitenziaria”. Così succede che in un carcere come quello del Coroneo, che dovrebbe contenere 135 persone ma ne ospita quasi il doppio, “il caldo non fa notizia”.











