di Laura Tonero
Il Secolo XIX, 24 marzo 2025
Mercoledì aveva tentato di togliersi la vita ed era stato trasferito in Terapia intensiva. L’avvocato Miscia: “Lo avevo visto poche ore prima”. È morto ieri mattina, 23 marzo, nell’ospedale di Cattinara, dopo che mercoledì scorso aveva tentato di togliersi la vita in una cella del Coroneo, legandosi le lenzuola al collo. Aveva ventinove anni, si chiamava Walid Saad Mohamed. Era arrivato in Italia dall’Egitto. Era in carcere da un mese. È il ventitreesimo suicidio dall’inizio dell’anno tra le persone detenute nelle carceri italiane, il primo a Trieste. Una situazione drammatica anche nei numeri: la capienza della casa circondariale è di 150 posti ma nelle celle ci sono oltre 250 persone.
“Sono scosso - ha dichiarato ieri appresa la drammatica notizia l’avvocato Enrico Miscia, che difendeva il giovane egiziano -. Lo avevo visto poche ore prima che tentasse di togliersi la vita. Ero assieme a un traduttore, perché non capiva bene l’italiano. Lo avevo visto tre volte negli ultimi dieci giorni, avevo colto le sue difficoltà a restare in carcere”.
Walid era in carcere per una rapina. Era senza fissa dimora. Nel gennaio scorso aveva aggredito un minorenne, rubandogli lo zaino. Fermato, per lui era stato disposto l’obbligo di firma, e visto che aveva dei punti di riferimento ad Alessandria, era stato disposto che si trasferisse e che rispettasse la misura lì, in Piemonte. Obbligo che invece non aveva rispettato.
Era stato infatti intercettato nuovamente dalle forze dell’ordine mentre girovagava per Trieste. Disponendo a quel punto un aggravamento della misura cautelare, il giudice visto che il giovane era senza fissa dimora, non ha potuto prevedere i domiciliari, e così per lui si sono aperte le porte del Coroneo. Dove “era stato aggredito da altri due detenuti - riferisce Miscia - soffriva molto la condizione carceraria. A sua tutela, dopo l’aggressione, era stato disposto venisse spostato nell’area riservata agli isolamenti”. In realtà però non si trattava di vero e proprio isolamento: il giovane era stato sistemato con altri due detenuti. Ma mercoledì mattina, dopo aver incontrato il suo avvocato, è tornato in cella e nella tarda mattinata ha tentato di togliersi la vita.
Quando il personale del 118 ha raggiunto la sezione della casa circondariale dove era detenuto il giovane, le sue condizioni sono parse subito molto gravi. Intubato è stato trasferito nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Cattinara. Le sue condizioni erano compromesse e questa mattina il suo cuore ha smesso di battere. Fino a tarda serata la casa circondariale Ernesto Mari non era ancora stata avvisata del decesso di Walid Mohamed Saad Mohamed.
Nel carcere triestino, il 12 luglio scorso, il giorno dopo la grave rivolta dei detenuti, con l’infermeria saccheggiata anche di un’importate quantità di dosi di metadone, era morto anche Zdenko Ferjancic. Aveva 48 anni ed era finito in carcere per questioni legate allo spaccio di stupefacenti. Erano stati i compagni di cella ad accorgersi della sua morte, trovandolo inerme nel letto, e dando l’allarme. Erano stati vani i tentativi di rianimazione operati dai sanitari del 118. Era morto già da ore.











