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di Elisa Sossi

triesteallnews.it, 30 ottobre 2024

Le problematiche delle carceri sembrano rimanere dietro le sbarre, senza possibilità di cambiamento o ascolto. Sovraffollamento, carenza di personale penitenziario, salute mentale e tossicodipendenze. L’Associazione ANDE di Trieste (Associazione Nazionale Donne Elettrici) ha voluto dare spazio a tale tematica nella giornata di ieri, lunedì 28 ottobre 2024, nella Sala Regus di Trieste (Riva Gulli, 12), occasione durante la quale sono stati discussi numerosi aspetti che, nella vita di un carcerato, meriterebbero più considerazione e maggiore attenzione.

“L’argomento del carcere è solitamente lasciato da parte, un tema di cui proprio non ci si cura. Sembra che esistano due comunità, quelle dei liberi e dei non liberi, divise da un muro sia fisico che metaforico - afferma l’avvocata Soraia Pedone - L’obiettivo ultimo non è la pena ma la riabilitazione. Per questo, vogliamo togliere quel muro e costruire un ponte, aprire una finestra sul carcere”.

Dati alla mano, a giugno del 2024 nei penitenziari italiani erano recluse circa 61.468 persone, a fronte di un numero di posti disponibili pari a 47.067. Ciò equivale a un indice di sovraffollamento del 130%. Il quadro, ad oggi, non è migliorato, con un costante aumento dei detenuti. “La logica del sistema penitenziario prevede misure alternative alla pena come una naturale valvola di sicurezza, che possano consentire al sistema di autogovernarsi. Questa linea rimane disattesa”, spiega il dott. Enrico Sbriglia, garante regionale dei Diritti per la persona in Fvg.

Una delle cause del sovraffollamento carcerario si identifica nella mancanza di posti letto, i quali secondo il sistema penitenziario dovrebbero essere di 51.196 unità, dato non sufficiente per l’attuale numero di reclusi sul territorio nazionale. Un dato, quello inerente ai posti letto disponibili, in realtà inferiore rispetto alle stime presentate poiché non debitamente aggiornato, a parere del dott. Sbriglia.

La regione del Friuli Venezia Giulia conta cinque istituti penitenziari, a Trieste, Gorizia, Udine, Tolmezzo e Pordenone. La capienza regolamentare - ossia il rapporto tra spazio e detenuti stabilito per norma - indica che non si potrebbero contenere più di 484 soggetti in tutto il territorio regionale. Invece, il dato attuale equivale a 692, ulteriormente falsato se si considerano le celle inagibili per svariati motivi.

Successivamente, il dott. Graziano Puja, Direttore della Casa Circondariale di Trieste, ha approfondito una delle conseguenze del sovraffollamento. “Le condizioni ambientali, specialmente d’estate, tolgono lucidità e possono portare a rivolte e scontri, come quelli avvenuti a Trieste a luglio scorso. Ci sono celle con otto detenuti e un bagno solo, a cui si è aggiunto il recente problema delle cimici dei letti. Una sommatoria di criticità che ha generato - e sta generando - una situazione esplosiva”.

Ulteriore tema di cruciale importanza nell’ambiente carcerario è quello della salute mentale e delle tossicodipendenze, tra le problematiche “più maltrattate e sottovalutate”, come riportato dal dott. Sbriglia. “L’assistenza sanitaria psichiatrica e mentale dev’essere fornita dagli specialisti. La situazione si è ulteriormente aggravata quando il trattamento della salute in carcere è stato trasferito dallo Stato alle regioni, e da queste ultime alle aziende sanitarie. Con la chiusura, poi, degli ospedali psichiatrici giudiziari, le persone sono state trasferite nelle REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) le quali ad oggi presentano lunghe liste d’attesa e la conseguente permanenza dei soggetti nelle carceri, certamente non luoghi di cura - commenta Sbriglia - A ciò, va sommato il recente periodo delle immigrazioni sullo sfondo delle guerre. L’Italia si è quindi ritrovata con molte più persone con altrettanti problemi psichiatrici, aggiunte a quelle preesistenti”.

Infine, per quanto riguarda l’uso di farmaci legali (stabilizzanti dell’umore o antidepressivi), esso intacca il 20% dei detenuti complessivi in Italia - oltre 15 mila unità - mentre il 40% del totale, non affetto da disagi mentali, fa regolare utilizzo di ipnotici o sedativi.

Numeri estremamente alti che, se sommati alla situazione di carenza di personale e difficoltà nella gestione del controllo e della supervisione, rende il tutto maggiormente complesso anche a discapito degli stessi operatori penitenziari.

L’Associazione ANDE è una realtà politica apartitica che promuove la partecipazione attiva delle donne nel contesto politico, impegnata nel dare luce alle priorità dei valori etici nella politica, allo sviluppo e al progresso della società secondo i principi della Costituzione garante della libertà e della dignità della persona umana.