di Laura Berlinghieri
Il Mattino di Padova, 5 dicembre 2020
La situazione, in Veneto, rimane ancora entro cifre relativamente contenute. Ma, ampliando lo sguardo all'intero Nordest, l'immagine è quella di una bomba che, almeno in due strutture, è già deflagrata. È la condizione delle carceri, già al limite per le questioni endemiche da tutti conosciute, ma sulle quali difficilmente si è messo mano.
Una condizione che ora è esasperata dal Covid. Tra le otto case circondariali della regione, si contano attualmente 32 positivi, di cui 14 sintomatici, tutti appartenenti al personale penitenziario, compreso un amministrativo a Venezia. Nessun caso, ad oggi, tra i detenuti. Leggendo i dati dell'intero Nordest, l'impennata è spaventosa, con il conteggio di 296 casi: 212 tra i detenuti e 84 tra il personale (guardie e amministrativi).
Con due situazioni, entrambe in Friuli, che spiccano sulle altre: quelle di Tolmezzo, nell'Udinese, con 170 positivi (151 tra i reclusi) e di Trieste, con 55 positivi (40 tra i carcerati). Uno scenario di fronte al quale avanza lo spettro del piano per trasformare le case circondariali di Rovigo e di Trento in "carceri Covid" di riferimento per tutte le strutture del Nordest.
Un piano che trova forma e sostanza in una nota diramata il 23 novembre dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per il Triveneto, contro cui si scaglia Gianpietro Pegoraro della Fp Cgil Penitenziari, denunciando il mancato confronto con i sindacati. "Appena è scoppiata la pandemia, la prima circolare prevedeva la riconversione in luoghi adibiti alla quarantena delle stanze dedicate all'isolamento.
Lì i detenuti venivano sottoposti al tampone per poi, una volta ottenuto l'esito negativo, essere riammessi alla sezione" spiega il sindacalista "Dato che non tutti gli istituti penitenziari hanno delle camere che possono garantire l'isolamento, come dimostra il drastico peggioramento della situazione del carcere di Tolmezzo, il provveditorato ha deciso di individuare due carceri, in cui prevedere una sezione con soli detenuti positivi.
E quindi la casa circondariale ad alta sicurezza di Rovigo, che potrà avere fino a 34 detenuti anche ad alta sicurezza, e di Trento, anch'essa con 34 posti, per carcerati di media e bassa sicurezza. Ma noi temiamo una commistione, soprattutto tra il personale, visto che i due reparti "Covid" e "non Covid" che si formerebbero a Rovigo condividono una rotonda e le scale". Altra questione riguarda la carenza endemica di personale, anche nel "settore" che dovrebbe riguardare proprio la lotta alla pandemia: "Nelle nostre carceri mancano medici e infermieri".
La preoccupazione per la struttura di Rovigo ben si inserisce all'interno del quadro dipinto da Sergio Steffenoni, garante dei detenuti di Venezia, in proroga fino al 15 gennaio, che traccia lo scenario delle sette province: "Il provveditore delle carceri del Triveneto, Enrico Sbriglia, è andato in pensione sei mesi fa. Il suo posto per ora rimane vacante, ma è in arrivo una persona da Verona. Le carceri di Padova, Vicenza, Rovigo e Trieste sono prive del direttore. E così pure le due di Venezia, seppur temporaneamente".











