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di Letizia Pezzali

Il Domani, 30 agosto 2026

Dalla post-verità alla post-politica, il Verosimile ci governa. Una falsità richiede dieci secondi per essere pronunciata e ore per essere verificata, contestualizzata, smentita, e anche chi lavora contro il contenuto finisce per lavorare per l’infrastruttura. Il troll esternalizza i costi di gestione sulla collettività. Tiene per sé, invece, il rendimento: attenzione, dati, visibilità, capitale politico. Ci sono entità che riescono a decidere di che cosa parlerai oggi senza avere bisogno che tu sia d’accordo con loro. Funzionano un po’ come certe specie invasive: modificano l’ambiente e, una volta insediate, costringono tutto ciò che non ha a che fare con loro a vivere nell’ambiente che hanno trasformato, secondo una certa forma. Queste entità funzionano bene anche se odiamo quello che favoriscono. Perché non sono politiche: sono infrastrutturali.

Partirò da un libro uscito quest’anno: “Muskismo” di Quinn Slobodian e Ben Tarnoff (Einaudi). Non parla di Elon Musk. Cioè sì, però no. Parla del terreno su cui Musk si forma e prospera, e dei terreni che a sua volta crea. Di cosa è sintomo, Musk? Come abbiamo avuto il fordismo, oggi abbiamo il muskismo. Disinnescare la propaganda sovranista? A sinistra la sfida è non finire in trappola Il muskismo Il libro nomina anche quella che ormai consideriamo una tecnica politica delle estreme destre contemporanee: “trollare”. Nel muskismo, trollare significa produrre deliberatamente dichiarazioni politiche ostentate, oltraggiose, assurde al fine di spostare il confine di ciò che è pubblicamente accettabile, abituando le persone a digerire l’estremismo (in Italia, pensate per esempio a quel che dice Vannacci).

Sulla finestra di Overton e le estreme destre è già stato scritto di tutto: non ci torno. Mi interessa invece il fatto che, nel muskismo, trollare non è soltanto una strategia di comunicazione politica. È un’infrastruttura. Mi interessa concentrarmi su questo termine, “infrastruttura”. Voglio esplorarlo e per farlo userò una lente economica. La finanza infrastrutturale esiste da decenni e muove capitali enormi. Sarà pure uno schema descrittivo che posso usare. No? Partiamo. Cos’è un’infrastruttura? Non è un orpello. Non è una sostanza. È la strada, la tubatura, il ponte, il cavo.

Determina il luogo attraverso cui qualcosa deve passare. Per esempio è il percorso sul quale finiscono per viaggiare tutti i contenuti, anche quelli prodotti da chi con le estreme destre non c’entra nulla e magari vorrebbe combatterle. La differenza è importante. Se Musk (o Trump o Vannacci o chi volete) dice una cosa assurda e io passo la giornata a spiegare perché è assurda, non sono fuori dall’infrastruttura: ci sto viaggiando sopra. Non sto regalando soltanto attenzione, sto concedendo il potere di imporre la forma della conversazione, e nel farlo pago pedaggi figurati e non.

Costi marginali - Userò qui il lessico della finanza infrastrutturale, quella con cui si valuta un aeroporto o un’autostrada. Lo userò retoricamente, dunque con licenze. Primo, c’è una specie di domanda anelastica: il disprezzo per le dichiarazioni estreme non riduce il traffico, lo alimenta. Anche una reazione negativa è consumo. Secondo: ci sono effetti di rete e lock-in. Una volta che la provocazione è diventata la forma della competizione politica, non adottarla può costare più che adottarla. Chi risponde la diffonde, chi la imita nei toni ne consolida il metodo: l’infrastruttura organizza così il comportamento di chi le è contrario. Terzo: ci sono costi fissi enormi e costi marginali bassi. Erigere l’infrastruttura del trollare richiede un investimento.

Musk si è comprato X, nel caso di Vannacci la costruzione rapida di un personaggio pubblico e il successo di un libro hanno richiesto lavoro e risorse. Ma una volta montata la macchina, ogni provocazione successiva costa poco. Una frase di venti parole mette al lavoro gratuitamente masse di persone che reagiscono. Ed è forse questa la caratteristica simil-economica più interessante del trollare: il costo marginale della provocazione è privato e minuscolo, il costo della sua elaborazione viene distribuito su tutti gli altri. Una falsità richiede dieci secondi per essere pronunciata e ore per essere verificata, contestualizzata, smentita, e anche chi lavora contro il contenuto finisce per lavorare per l’infrastruttura.

Il troll esternalizza i costi di gestione sulla collettività. Tiene per sé, invece, il rendimento: attenzione, dati, visibilità, capitale politico. Si può reagire trollando a propria volta, e magari trionfare. Ma è difficile sottrarre rendimento all’infrastruttura originaria. A prescindere da chi sembra vincere la discussione del giorno, l’estrazione di valore è a monte.

Questo avviene anche perché le infrastrutture sono beni di lunghissimo periodo: una volta costruite, stanno. L’infrastruttura del trollare non si giudica sul momento, ma sulla capacità di restare il canale attraverso cui si continuerà a passare. Chi combatte dentro l’infrastruttura contribuisce ad aumentarne il valore nel lungo periodo. L’infrastruttura ha già vinto quando la discussione passa di lì.