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di Paul Renner


Corriere dell'Alto Adige, 21 febbraio 2021

 

Ho ritrovato nei giorni scorsi gli atti giudiziari di un processo in cui ero stato coinvolto per l'"omicidio Costa". Pongo tra parentesi il termine "omicidio", perché tale ipotesi alla fine in realtà si rivelò fallace. L'anziano signor Costa era stato colpito da un infarto miocardico e il presunto omicida è stato prosciolto dopo anni di carcere. In passato era stato arrestato un giovane di Sinigo durante le ricerche del tristemente noto "mostro di Merano", un serial killer che solo dopo ulteriori vittime si è poi rivelato essere ben altra persona rispetto al sospettato.

Chi non ricorda inoltre la triste e paradossale odissea di Enzo Tortora, amato presentatore televisivo, che venne addirittura accusato di essere uno spacciatore di droga. Seppur poi pienamente scagionato, il carcere e il fango piovutogli addosso gli hanno rovinato la vita e hanno fatto insorgere una grave malattia che lo ha condotto in breve alla morte.

In questi giorni è di nuovo Alex Schwazer a emergere - pare - come vittima di un ignobile complotto, ordito ad alti livelli per metterlo fuori gioco ed eliminare in tal modo un avversario pericoloso sul piano atletico. Scrivo "pare", perché i sommi vertici arbitrali dello sport, irridono alla decisione del Tribunale di Bolzano.

Che lo sport non sia un terreno ideale e di innocenza lo dimostrano anche le contrarietà che negli scorsi giorni hanno cercato di inibire le prestazioni della nostra amata "Luna Rossa" nel corso delle regate della Prada America's Cup in Nuova Zelanda.

Per salire a un livello ancora più elevato di giudizi temerari, ricordo che proprio a Pasqua si farà memoria di come lo stesso Gesù sia stato accusato di essere un bestemmiatore e corruttore delle sane regole della sua religione e per tali ragioni sia stato messo a morte dopo un processo sommario. L'elenco di errori di valutazione e di giudizio potrebbe continuare all'infinito.

E a questo riguardo mi pare ovvio trarre la conclusione che in fondo, che lo ammettiamo o no, siamo tutti colpevolisti, o almeno troppo veloci nel formulare giudizi in base a prove non del tutto acquisite o non adeguatamente valutate.

Mamma ripeteva spesso che la fretta è cattiva consigliera. Ce ne accorgiamo sempre di nuovo, quando paghiamo lo scotto di decisioni errate, prese con quella velocità che il nostro tempo ci vuol imporre, ma che spesso va a scapito della verità. Non è infatti "la prima risposta quella che conta", bensì quella effettivamente giusta. Non è dunque vero che il colpevole sia sempre il maggiordomo. E pure i "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, ci dovrebbero aiutare a non farci ingannare da ciò che pare ovvio, a non rinunciare a percorrere tutte le vie di indagine possibili per risolvere un delitto, a trarre conclusioni solo a biglie ferme.

La legge ci fornisce poi un altro importante criterio che va sempre osservato, ovvero quello della presunzione di innocenza. Una persona ha diritto a essere considerata e trattata come tale, finché non ne sia dimostrata in modo inequivocabile la colpevolezza. "I processi si fanno in tribunale", viene ripetuto spesso in questi giorni. Cerchiamo allora di attenerci a questo sano principio. Ci aiuti anche un antico proverbio romano il quale osserva ironicamente che "la gatta frettolosa, ha fatto i gattini ciechi".