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di Alessandra Vescio

marieclaire.it, 3 giugno 2026

Sempre più minori in carcere: cosa sta succedendo alla giustizia minorile italiana. Secondo l’ultimo report di Antigone, l’associazione che si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, al momento in Italia sono detenute 581 persone minorenni. Non solo si tratta di un dato già elevato di per sé, ma rappresenta anche un aumento notevole rispetto al passato: in confronto al 2022, infatti, c’è stato un incremento del 52,5%. A ciò vanno aggiunti anche i trasferimenti delle persone che sono state detenute quando erano minorenni e trasferite poi nelle carceri per adulti appena compiuti i 18 anni. Questo aumento non è dovuto, secondo Antigone, a una crescita della criminalità minorile, ma piuttosto all’inasprimento delle pene favorito dal cosiddetto “decreto Caivano”, che da settembre 2023 ha introdotto una serie di misure per contrastare la criminalità giovanile.

Già lo scorso anno, quando i minori detenuti erano 597, l’associazione aveva segnalato come il decreto e le sue misure restrittive avessero provocato il sovraffollamento di molti Istituti penali per minorenni, un fenomeno fino a quel momento riscontrato soltanto nelle carceri per adulti. La risposta del governo è stata quella di creare nuovi spazi e istituti, inclusa l’apertura di una sezione all’interno del carcere per persone adulte di Bologna: un atto che, spiegano da Antigone, “ha rotto, concretamente e simbolicamente, il principio fondamentale della separazione tra giustizia minorile e per adulti”.

Secondo Pippo Costella, direttore dell’associazione di promozione e tutela dei diritti dei minori Defence for Children Italia, il decreto Caivano va inquadrato come “espressione di una politica e sintomo di un cambiamento profondo che in questo momento sta avvenendo nella giustizia minorile” in senso ampio, che sta passando “da una logica in cui la misura penale va intesa come l’ultima ratio al privilegiare invece l’approccio repressivo”. E questo, sebbene sia “già stato dimostrato ampiamente che la punizione disciplinare non è efficace né per le persone né per la comunità, e sul lungo periodo rischia di creare una distanza ancora più ampia tra istituzione e ragazzi”.

Il rapporto di Antigone segnala inoltre che le misure più restrittive colpiscono principalmente le persone minorenni di origine straniera, a prescindere dalla gravità del reato di cui sono accusate. Di queste, sono soprattutto i minori stranieri non accompagnati a essere sempre più numerosi negli istituti penali. Negli ultimi dieci anni, il numero di questi bambini e adolescenti presenti in Italia ha subito delle oscillazioni, alternando periodi in cui gli arrivi aumentavano ad altri in cui invece si riducevano notevolmente. Secondo le più recenti rilevazioni del governo, i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia a fine aprile 2026 erano 14.394, sebbene sappiamo che non è sempre facile individuarli e tenerne traccia. Intanto, il sistema di accoglienza in Italia dei minori stranieri non accompagnati è non soltanto stato definito da molte persone esperte come in estrema difficoltà, ma anche i fondi destinati e previsti nei prossimi anni si sono ridotti: Antigone ha segnalato infatti che, tra il 2016 e il 2026, il fondo per l’accoglienza di questi minori ha subito una riduzione di poco più del 32%.

“La sovra rappresentazione dei minori stranieri non accompagnati negli istituti penali è chiaramente il risultato di un processo di discriminazione di questi minori dalle opportunità che dovrebbe avere qualsiasi minore in Italia, da qualsiasi parte arrivi”, commenta Costella: “Non è che i minori stranieri sono più cattivi, ma piuttosto la detenzione colpisce le persone più vulnerabili”, e “un sistema di accoglienza che non capisce e non accompagna le aspirazioni di un ragazzo determina precarietà per il ragazzo stesso, e non è difficile che ciò sfoci in situazioni in cui il ragazzo diventa vittima o autore di reati”.

Per denunciare quella che Costella definisce “una situazione drammatica di un sistema di giustizia che sta progressivamente perdendo tutte le prerogative educative e riabilitative che dovrebbe avere”, a giugno 2025 Antigone, Defence for Children Italia e l’associazione contro la criminalità organizzata Libera hanno lanciato un appello sulla giustizia minorile italiana, che ha portato poi all’organizzazione di un’assemblea pubblica a Roma a febbraio 2026. In quell’occasione sono nati gli “Stati Generali della giustizia minorile” che, oltre alle tre associazioni promotrici, hanno visto l’adesione di numerose altre organizzazioni e operatori del settore. L’approccio degli Stati Generali, precisa allora il direttore di Defence for Children Italia, non è giustificativo, ideologico o buonista, ma piuttosto frutto del lavoro di persone che ogni giorno lavorano e si confrontano con lo stato degli Istituti penali per minorenni in Italia.

In ogni caso, secondo Costella, per come sono organizzati e gestiti “gli istituti penali non servono e sono uno spreco di risorse”, soldi pubblici che potrebbero invece essere investiti altrove, come nell’accoglienza e nella prevenzione. Come spiega il direttore di Defence for Children Italia infatti non è possibile scindere la giustizia minorile da un’analisi delle cause che portano i minori a entrare in contatto con la giustizia stessa. “Cosa c’è prima che un ragazzo affronti una misura di giustizia?”, dovremmo chiederci secondo l’esperto: se non lo facciamo, quello che viene fuori sono “analisi ottuse” che non tengono in considerazione l’influenza di fattori e circostanze specifiche, come “una scuola che non risponde alle esigenze dei ragazzi o i contesti deprivati, dove i livelli essenziali sono traditi continuamente”. Sono riflessioni e analisi essenziali, sostiene Costella, che implicano “capacità tecnica, analitica e anche etica, perché, se si parla di giustizia, come si può evitare una dimensione di carattere etico?”.