di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 4 settembre 2020
Corte di cassazione - Sezione II - Sentenza 3 settembre 2020 n. 25022. Via libera al sequestro per equivalente, finalizzato alla confisca, disposto a carico dell'amministratore di fatto e legale rappresentante della una società, delle somme relative a un'ipotesi di truffa aggravata per erogazioni di denaro pubblico. Una misura adottata nell'ambito di un procedimento nato da segnalazioni per operazioni sospette, inviate dalla Banca d'Italia alla Polizia giudiziaria. La Corte di cassazione, con la sentenza 25022, respinge il ricorso contro la condanna. Il ricorrente negava il coinvolgimento nella truffa affermando di essersi limitato alla consulenza aziendale. Nel mirino degli inquirenti erano finite, in particolare, un finanziamento ottenuto con la presentazione a Invitalia Spa di due fatture emesse per operazioni oggettivamente inesistenti e di una polizza assicurativa risultata falsa, oltre all'agevolazione finanziaria, derivante dall'accredito di oltre 125 mila euro, sulla base di una falsa dichiarazione sostitutiva di atto notorio, resa dalla società. Per i giudici c'era di più del semplice fumus di una partecipazione consapevole ai raggiri, sia nella fase precedente l'erogazione dei finanziamenti e delle agevolazioni sia successiva. Dalla documentazione, acquisita anche grazie alle segnalazioni, era emerso non solo che il ricorrente aveva inoltrato a Invitalia e Fincalabra via mail le richieste di finanziamento, ma anche che c'era stato un passaggio di denaro tra il ricorrente e i legali rappresentanti di altre società segnalate e coinvolte nei raggiri, tale da evidenziare una compartecipazione all'ingiusto profitto.










