ansa.it, 4 agosto 2026
In due anni 10 mila reclusi in più, allarme per sovraffollamento e assistenza sanitaria. La popolazione carceraria tunisina ha raggiunto circa 33 mila detenuti, quasi il doppio rispetto alla capacità ufficiale del sistema penitenziario, stimata in 17 mila posti. Il tasso medio di occupazione si attesta così al 194,1%, mentre in alcuni istituti supera il 200%. È quanto emerge dagli ultimi dati consolidati disponibili raccolti dal World Prison Brief sulla base delle informazioni fornite dall’Istanza nazionale tunisina per la prevenzione della tortura (Inpt) e rilanciati da diverse associazioni tunisine, tra cui Intersection.
Le cifre, riferite a maggio 2025, indicano per la Tunisia un tasso di detenzione di 267 persone ogni 100 mila abitanti. La popolazione reclusa è aumentata di circa 10 mila unità in pochi anni, passando da circa 23 mila detenuti nel 2022 a 33 mila. Il rapporto sulle condizioni di detenzione nel periodo 2022-2025 della Lega tunisina per la difesa dei diritti umani (Ltdh), elaborato sulla base di visite negli istituti penitenziari, segnala tassi di occupazione generalmente superiori al 150%. Nella prigione civile di Mahdia, ad esempio, sono stati censiti 1.522 detenuti per 850 posti, con un tasso del 180%.
Secondo Fethi Jarray, presidente dell’Inpt, l’aumento è legato anche alla lentezza dei procedimenti giudiziari e all’esteso ricorso alla detenzione. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che il sovraffollamento incide sull’igiene, sull’assistenza sanitaria, sulla sicurezza e sulle possibilità di reinserimento, con conseguenze anche per il personale penitenziario. La situazione è stata aggravata nelle ultime settimane dalla forte ondata di caldo, dalle interruzioni elettriche e dalle difficoltà nell’approvvigionamento idrico. Il Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani in Tunisia ha denunciato il 24 luglio celle prive di ventilazione, accesso limitato alle cure e rischi particolarmente elevati per detenuti anziani o affetti da patologie croniche. Per il 2026 il ministero della Giustizia ha programmato la costruzione di un nuovo carcere a Béja, un reparto femminile a Monastir, l’ampliamento della prigione di Borj Erroumi e la realizzazione di un’unità ospedaliera penitenziaria alla Rabta. È inoltre prevista una maggiore applicazione delle pene alternative e del braccialetto elettronico. Il 23 luglio il presidente Kaïs Saïed ha concesso una grazia speciale a 2.439 detenuti e disposto la libertà condizionale per altri 490. In assenza di nuove statistiche complessive, non è tuttavia ancora possibile misurare l’impatto delle misure sul tasso effettivo di sovraffollamento.










