agenzianova.com, 6 novembre 2025
La Direzione generale delle carceri e della riabilitazione in Tunisia ha smentito oggi qualsiasi deterioramento delle condizioni di salute di alcuni detenuti, contrariamente a quanto diffuso sui social media riguardo a un presunto sciopero della fame in diversi istituti penitenziari. In un comunicato, l’amministrazione penitenziaria tunisina ha precisato che lo stato di salute dei detenuti interessati è “normale e stabile”, come risulta dagli esami medici e dal monitoraggio quotidiano effettuato dal personale sanitario e dagli agenti penitenziari. La stessa fonte ha aggiunto che le manifestazioni di sciopero della fame “non sono considerate serie”, poiché alcuni detenuti sarebbero stati visti consumare alimenti nonostante le voci di una “grève de la faim sauvage” (sciopero della fame ad oltranza).
L’amministrazione penitenziaria ha ribadito il proprio impegno a garantire cure mediche e diritti legali a tutti i detenuti, in conformità con la legge e le procedure vigenti in Tunisia, annunciando inoltre l’avvio di azioni legali contro chiunque diffonda informazioni false o fuorvianti in merito alla situazione nelle carceri tunisine.
Il collegio difensivo dei detenuti coinvolti nel caso di “cospirazione contro la sicurezza dello Stato” ha tuttavia contestato la versione ufficiale, affermando che le dichiarazioni della Direzione generale delle carceri “sono estranee alla realtà, almeno per quanto riguarda Jawhar Ben Mbarek, la cui condizione non è stata monitorata dalla sera del 28 ottobre 2025”. Il team legale ha dichiarato di “confermare l’esattezza di tutte le informazioni fornite dopo la visita presso il carcere di Belli”. Secondo la difesa dell’uomo accusato di voler cambiare la forma dello Stato in Tunisia insieme ad altri politici, giornalisti e oppositori politici, l’amministrazione penitenziaria “ha deliberatamente usato un linguaggio generico parlando di uno sciopero di alcuni prigionieri per eludere le proprie responsabilità legali, quando in realtà la questione riguarda un solo detenuto, Jawhar Ben Mbarek”. Gli avvocati hanno inoltre accusato l’autorità di “trascurare i propri doveri legali nel garantire la sicurezza dei detenuti, che restano presunti innocenti secondo la Costituzione, invece di attaccare chi denuncia gli abusi e chiede il rispetto della legge”.
Nel frattempo, le autorità tunisine hanno sospeso le attività dell’Ufficio dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct) in Tunisia, che ha annunciato in serata di aver ricevuto oggi la notifica di un’ordinanza che dispone la chiusura delle sue attività per un periodo di trenta giorni. In un comunicato diffuso sui propri canali social, l’organizzazione che si batte principalmente per l’abolizione della pena di morte in Tunisia e per i diritti dei detenuti, ha precisato che durante questo periodo non potrà garantire assistenza diretta alle vittime di tortura e ai loro familiari, né svolgere alcuna attività. L’Omct Tunisia ha espresso il suo rammarico per la misura, definendola parte di una serie di sospensioni che hanno preso di mira diverse componenti della società civile in Tunisia. Ribadendo il proprio impegno a favore dello Stato di diritto, l’organizzazione ha annunciato l’intenzione di intraprendere tutte le azioni legali necessarie per opporsi alla decisione.











