di Roberto Giovene Di Girasole
Il Dubbio, 28 gennaio 2025
Arriva una seconda condanna comminata in grado di appello per l’avvocata tunisina Sonia Dahmani. Proprio in coincidenza con la giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, il 24 gennaio scorso, la Corte d’appello di Tunisi ha confermato il giudizio di colpevolezza per l’avvocata ed editorialista, per imputazioni relative ad alcune dichiarazioni pubbliche sul razzismo in Tunisia, riducendo la pena a 1 anno e sei mesi, rispetto ai due anni comminati in primo grado, nell’ottobre scorso. Le accuse rivolte alla Dahmani di “diffusione di notizie false tali da nuocere alla sicurezza dello Stato”, si basano sul cosiddetto “decreto presidenziale n. 54”, anti “fake news”, interpretato secondo l’Osservatorio degli avvocati in pericolo (OIAD) ed altre organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani in maniera troppo estensiva, allo scopo di mettere a tacere ogni voce critica verso le politiche governative. La Dahmani aveva, nel caso specifico, deplorato l’esistenza, in alcune zone della Tunisia, di cimiteri e autobus riservati ai bianchi.
Questa seconda condanna si somma a quella a otto mesi di reclusione emessa il 10 settembre 2024, nel primo processo in appello contro l’avvocata, a seguito della sua partecipazione ad una trasmissione televisiva sulla situazione politica e sociale della Tunisia, con riferimento all’arrivo di migranti dall’Africa subsahariana, portando così a 2 anni e 2 mesi di reclusione la pena complessiva. La Dahmani, si trova in carcere dall’11 maggio 2024, quando venne arrestata all’interno dei locali dell’Ordine Nazionale degli avvocati della Tunisia, dove si era recata dopo aver ricevuto una convocazione innanzi all’autorità giudiziaria, emessa proprio a seguito della sua partecipazione alla predetta trasmissione.
Le immagini del suo arresto, eseguito da persone in abiti civili e con il volto coperto da passamontagna, introdottesi con la forza nella sede dell’Ordine forense, fecero il giro del mondo, suscitando reazioni di condanna della comunità forense internazionale per le modalità dell’arresto e di solidarietà all’Ordine tunisino, vincitore del premio Nobel per la pace 2015, quale componente del “Quartetto per il dialogo nazionale”. Secondo quanto riportato dagli osservatori dell’Oiad vi sono state gravi violazioni dei diritti della difesa. Dahmani, rileva l’Oiad, è imputata in cinque diversi procedimenti giudiziari per le sue prese di posizione pubbliche, in particolare “sulle condizioni di vita dei migranti, il destino riservato ai detenuti politici e il razzismo di cui sono vittime









