di Eliana Riva
Il Manifesto, 29 aprile 2025
In Turchia arrestare gli avvocati degli oppositori per gli stessi reati imputati ai loro clienti è ormai la prassi. Dalla cella in cui è recluso da cinque anni parla, anzi prova a parlare Aytaç Ünsal. La lettera con la quale l’avvocato Aytaç Ünsal ha risposto alle nostre domande dal carcere turco di massima sicurezza a Edirne è piena di censure. Il bianco occulta righe e righe, centinaia di parole con cui intendeva raccontarci la sua battaglia per la giustizia e quella dei tanti altri avvocati detenuti nelle carceri turche. Restano i numeri scritti a penna rossa. Sono il riferimento della “Commissione di controllo lettere” che consentirà all’amministrazione carceraria di utilizzare le risposte di Aytaç contro se stesso. Una volta consegnate le domande, veniamo a sapere che gli è stata comminata una sanzione disciplinare che gli impedisce di ricevere visite per due mesi.
La maggior parte dei legali in prigione in Turchia è colpito da punizioni disciplinari che sospendono i colloqui, vietano di leggere libri, di usufruire dell’ora d’aria giornaliera. Le sanzioni allungano i tempi di detenzione, anche di anni. La Commissione ha trattenuto la lettera perché ritenuta “dannosa”. Alla fine arriva, ma censurata. Due pagine su sei cancellate. “Probabilmente nulla di ciò che ho scritto nella mia vita - ci dice il legale - è stato letto con tanto interesse”.
Aytaç Ünsal, 35 anni, è membro dell’Associazione degli avvocati progressisti (Chd), da lungo tempo perseguitati in Turchia. Anche il presidente dell’associazione, Selcuk Kozagacli, è in prigione, così come sua moglie, Betul Vangolu, pure lei avvocata. Aytaç si trova in isolamento in un carcere di Tipo-F, pensato e costruito specificamente per gli oppositori politici. È organizzato con lo scopo di separare i dissidenti, ridurre al minimo i loro rapporti con il mondo esterno, provare ad estinguere il desiderio di equità e giustizia sociale, piegarne le convinzioni politiche e gli ideali. Quello di Tipo-F non è il peggiore. C’è la prigione cosiddetta “a fossa” dove non esiste alcun tipo di contatto umano, neanche con i secondini, a cui ci si può rivolgere solo attraverso un interfono. Le condizioni di detenzione dei legali in Turchia sono giudicate estreme e contrarie alle convenzioni sui diritti umani da centinaia di associazioni internazionali che da anni organizzano missioni di osservazione.
Dopo cinque anni di carcere e nonostante i problemi di salute causati dallo sciopero della fame che portò alla morte, nel 2020, della sua collega Ebru Timtik, Aytaç conserva l’incrollabile certezza che la sua battaglia sarà vittoriosa. Sappiamo da sua moglie, Didem Baydar, che in uno dei passaggi epurati parlava proprio di Ebru, della sua resistenza, del suo sacrificio. Anche la sorella di Ebru, Barkın Timtik, avvocata, è in prigione e sconta una pena di 20 anni nel carcere di Silivri.
Per Aytaç è una questione che non riguarda solo la Turchia, una lotta internazionalista per la libertà e la giustizia dei popoli. Più si alza la voce di chi chiede giustizia, “maggiore sarà la repressione e la violenza del sistema imperialista”, ci ha scritto. “In Europa, i diritti all’istruzione, alla salute e alla pensione vengono violati. I popoli africani si stanno trasformando in rifugiati. Quelli dei Paesi neocoloniali, come la Turchia, bruciano nel fuoco della fame e della povertà. Chiunque si opponga a questo sfruttamento, indipendentemente dal pensiero politico, dalla religione o dal credo, è minacciato con la stessa crudeltà di Gaza. I fascisti avanzano e le carceri si riempiono. Chiunque difenda i diritti del popolo, chieda giustizia, dica la verità viene aggredito. È questo il motivo per cui gli avvocati del popolo sono sotto attacco”. Eppure, per lui questi tentativi violenti di controllare il dissenso non potranno spezzare le reni dell’opposizione: “Con l’aumentare della repressione, cresceranno la resistenza e la lotta per la giustizia”.
Nella maggior parte dei casi gli avvocati arrestati difendono oppositori politici, membri di associazioni che si occupano di giustizia e diritti umani, che si oppongono alla tortura, socialisti, marxisti. Vengono accusati dei reati imputati ai propri clienti. Doga Incesu fa parte dell’Ufficio legale del popolo (Hhb), è uno dei soli due avvocati del gruppo a essere rimasti liberi a Istanbul. Gli altri sono stati tutti arrestati. “Abbiamo centinaia di clienti, sparsi in diverse prigioni in giro per la Turchia” ci spiega il giovane legale. “Ci sono migliaia di persone che sono state arrestate con accuse assolutamente inconsistenti. Persone innocenti, sottoposte a processo solo a causa della loro identità politica, perché si oppongono al governo o semplicemente perché di sinistra. Spesso sono in sciopero della fame”.
Migliaia di persone sono state arrestate e mandate a processo solo perché anti-governo o di sinistra. Spesso sono in sciopero della fame
La raccolta firme lanciata per chiedere il rilascio degli avvocati imprigionati in Turchia sta facendo da mesi il giro del mondo. È improbabile che le autorità turche la prendano in considerazione ma è certo che gli avvocati non fermeranno per questo la loro lotta: “Noi ci consideriamo membri di una grande famiglia di persone sparsa in tutto il mondo, quella di chi resiste. I nostri sforzi sono per la verità e per il futuro. Per noi questo è il senso stesso della vita e la via per la felicità. La nostra prigionia è il prezzo che paghiamo e ci mostra ogni giorno quanto siamo giusti e forti”. La risposta, Aytaç ne è sicuro, è organizzare il dissenso e far crescere la lotta comune dei popoli contro l’imperialismo. “È diventato chiaro - ci ha scritto - che l’imperialismo e la democrazia non possono convivere”.
Gli avvocati detenuti e coloro che li difendono chiedono la chiusura delle prigioni “a fossa” e di quelle di Tipo-F e la scarcerazione di tutti i prigionieri gravemente malati. Lo fanno provando a utilizzare una giustizia, quella turca, che è politicizzata e corrotta dal potere centrale. E sperano in un sostegno internazionale: “Tutte le nostre differenze politiche, religiose e culturali sono collaterali. Il nostro desiderio di giustizia, la nostra richiesta di libertà e di democrazia sono comuni. Chi resiste vince sempre. Crediamo in questa verità con la nostra coscienza e con il nostro cuore”.











