di Anna Lombardi
La Repubblica, 29 dicembre 2022
La preoccupazione degli Usa. Per il filantropo si erano spese le cancellerie occidentali e la Corte dei diritti umani aveva bocciato la condanna. La sua reazione: “Omicidio giudiziario”. Nel mirino delle autorità per il supporto al movimento di Gezi Park nel 2013.
Osman Kavala finirà i suoi giorni in carcere. Un tribunale di Istanbul ha infatti confermato ieri in appello la condanna all’ergastolo per il 64enne editore filantropo, il miliardario attivista per i diritti umani grande oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan. Era stato arrestato nell’ottobre 2017 e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Silivri per aver sostenuto le proteste antigovernative del movimento “Gezi” (dal nome del parco dove avvenivano le proteste) nel 2013.
Assolto nel 2020, era stato immediatamente riarrestato con l’accusa di aver tentato un presunto colpo di Stato nel 2016. Secondo la stampa filogovernativa, il “miliardario rosso” come lo hanno dispregiativamente soprannominato, avrebbe poi rapporti con il filantropo americano di origine ungherese George Soros, e avrebbe “finanziato terroristi” su suo mandato.
Come sottolineano i suoi legali, nessuna prova concreta in tal senso è mai stata fornita. Ciò nonostante, i giudici hanno confermato la sua condanna e quelle a 18 anni inflitte in primo grado, a fine aprile, pure ai suoi sette coimputati, accusati di averlo sostenuto. Resta ora una flebile speranza: sun ennesimo appello, alla Corte di cassazione. Se anche quello sarà rigettato, le porte del carcere si chiuderanno definitivamente. Lui finora non si è dato per vinto. E durante il processo ha perfino denunciato quello che ha definito “assassinio giudiziario” nei suoi confronti. Mentre i suoi tre avvocati hanno sostenuto nelle loro memorie la mancanza di prove e le motivazioni squisitamente politiche del processo, tanto più che la condanna all’ergastolo è accompagnato da una “clausola di sicurezza” che esclude ogni remissione della pena.
Nel febbraio scorso pure la Corte europea dei diritti dell’uomo era intervenuta, avviando una “procedura per inadempimento” contro la Turchia, che potrebbe perfino portare a sanzioni contro Ankara. Già allora, infatti, le cancellerie occidentali si mobilitarono in suo favore.
Ora sono gli Stati Uniti a protestare: in una nota il Dipartimento di Stato dice di essere “turbato e deluso” dalla conferma della condanna “Incompatibile con il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto”. E torna a chiedere alla Turchia di rilasciare Kavala “in linea con le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, nonché di liberare tutti gli altri detenuti arbitrariamente. Il popolo turco merita di esercitare i propri diritti umani e le libertà fondamentali senza timore di ritorsioni”.
L’editore di Iletisim, la più prestigiosa casa editrice turca, creatore pure della fondazione Anadolu Kültür nata per discutere questioni spinose della società turca e fondatore del centro culturale Depo, nato in un ex magazzino del tabacco nel centro di Istanbul, è noto per il suo impegno sulla questione curda e armena.










