La Repubblica, 22 marzo 2022
L’attivista per i diritti umani rimane in carcere accusato di essere la mente dietro le proteste di Gezi Park e di aver avuto un ruolo nel tentato golpe del 2016.
Si è conclusa con un niente di fatto la quinta udienza del processo per le proteste di Gezi Park, una corte di Istanbul ha infatti confermato la detenzione del filantropo Osman Kavala, in carcere da 1.604 giorni. Kavala, 64 anni, è accusato di tentata eversione dell’ordine costituzionale per gli scontri avvenuti al Gezi Park di Istanbul nel 2013 e rischia l’ergastolo.
Lo scorso 10 dicembre la stessa Corte aveva respinto il ricorso presentato dagli avvocati di Kavala, che chiedevano la liberazione del filantropo, in ottemperanza a una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo. La Corte con sede a Strasburgo il 2 dicembre scorso aveva a sua volta avviato una procedura di infrazione a carico della Turchia, dopo che Ankara per un anno non ha rispettato l’ordine di scarcerazione emesso dalla stessa Corte.
L’“affaire Kavala” ha rischiato di creare una crisi internazionale quando il filantropo turco ha ricevuto il sostegno degli ambasciatori di Stati Uniti, Francia, Germania, Olanda, Canada, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Nuova Zelanda che avevano lanciato un appello congiunto per far valere la sentenza della Corte europea dei diritti umani che dichiarava l’“illegittimità” della misura detentiva. La risposta del presidente Erdogan all’appello è stata una dichiarazione di “persona non grata” rivolta ai diplomatici, che è suonata come possibile anticamera di una probabile espulsione. La crisi è rientrata solo dopo che gli ambasciatori hanno garantito di non voler interferire negli affari interni della Turchia.
L’attivista per i diritti umani è incarcerato da quattro anni, dopo essere stato arrestato all’aeroporto di Istanbul al ritorno da un viaggio nel sudest a maggioranza curda della Turchia, dove curava progetti legati alla difesa delle minoranze e dei diritti umani. La prossima udienza del processo è fissata il prossimo 22 aprile, fino ad allora Kavala dovrà restare in carcere. Dal 2017 si trova nella prigione di Silivri, in provincia di Istanbul, con una doppia accusa: quella di aver finanziato proteste antigovernative nel 2013 a Gezi Park (Istanbul) e anche quella di aver avuto un ruolo nel tentato golpe del 2016. Kavala ha sempre negato le accuse che se confermate comporterebbero l’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionale.
Uomo d’affari e attivista Osman Kavala è considerato da Amnesty International un perseguitato politico. Nato a Parigi nel 1957, Kavala è promotore di importanti progetti culturali e attivista per i diritti umani. Tra le numerose attività, è fondatore e presidente del consiglio di amministrazione di Anadolu Kültür, organizzazione culturale e artistica senza scopo di lucro con sede a Istanbul. Il suo impegno ha radici negli studi giovanili, tra Ankara, dove ha studiato management, e Manchester, nel Regno Unito, dove si è specializzato in economia. Ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell’editoria: ha fondato diverse case editrici, tra cui Ana Publishing con Nazar Büyüm ve Selahattin Beyazit.
Il suo attivismo nella società civile inizia a metà degli anni Ottanta, interessandosi di ambiente, e va avanti negli anni Novanta con la creazione di diverse Ong. Erdogan gli rimprovera, tra l’altro la vicinanza a George Soros, perché Kavala era stato tra i fondatori in Turchia della Open Society Foundation, una rete internazionale di donazione creata dal miliardario ungherese-americano.










