di Ezio Menzione*
Il Dubbio, 30 novembre 2019
Il 28 novembre 2015 Tahir Elci venne assassinato. Elci era il presidente dell'ordine degli avvocati di Dyarbakir, il capoluogo del Kurdistan turco, ed era molto noto sia perché in prima fila nella difesa dei diritti umani in una regione dove essi vengono continuamente calpestati sia perché aveva appena pubblicato un libro- reportage sui bombardamenti del governo turco sulla cittadina di Cizre.
Quel mattino di novembre Elci stava tenendo un discorso di fronte all'antico "Minareto delle quattro colonne", in fondo ad una stradina nella parte vecchia della città, il quartiere di Sur. Il suo discorso voleva mettere in guardia il governo dal colpire i monumenti storici curdi, perché significava colpire l'identità stessa del popolo curdo.
Ad un certo punto spuntano correndo e con la pistola in mano due giovani, che un po' più in là avevano attaccato una postazione di polizia. I giovani si liberano delle pistole e, sempre correndo, passano vicinissimi ai molti poliziotti che controllavano il "comizio" di Elci. Questi cominciano a sparare una cinquantina di colpi, ma non colpiscono i supposti terroristi, che scappano e non saranno mai identificati, ma centrano alla testa l'avvocato Elci, che cade bocconi sul selciato proprio sotto il minareto che stava difendendo.
Passano i giorni e non viene fatto nemmeno un sopralluogo degno del nome; si recupera il girato degli operatori Tv della polizia, ma essi mancano proprio dei secondi della sparatoria. I poliziotti presenti e che hanno sparato vengono sentiti e "sterilizzati" come testimoni, ma nessuno conosce finora le loro dichiarazioni.
L'inchiesta non decolla mai. Passano 204 settimane, in cui ogni giovedì i colleghi dell'Ordine continuano a protestare davanti al Palazzo di Giustizia, ma senza risultato: l'inchiesta non prende nemmeno l'avvio e non c'è nessun indagato. L'ufficio stesso della Procura di Diyarbakir viene smantellato a seguito del tentato golpe del luglio 2016, e solo di recente è stato individuato un Pm che ha in carico l'indagine.
Il Consiglio dell'Ordine ed i colleghi però non si arrendono e danno incarico ad una agenzia londinese, esperta di video-ricostruzioni con tecnologia digitale, di ricostruire i fatti di quella mattina sulla base (principalmente) dei video girati dalla polizia e da una telecamera di un esercizio commerciale. I risultati sono usciti un paio di mesi fa in un video su Youtube e sono sorprendenti. Il video è in turco, ma con l'aiuto di google si comprende abbastanza bene.
La ricostruzione è precisissima e commovente allo stesso tempo, andando ben oltre le aspettative degli avvocati di Diyarbakir che l'avevano commissionata. Essa ricostruisce tempi e modi della sparatoria e individua con precisione le traiettorie dei colpi stessi, compreso quello che colpì Elci, indicando il poliziotto che aveva esploso quel colpo.
Manca il nome del poliziotto: quello ce lo deve mettere la procura e sarebbe operazione semplicissima, sol che la volesse compiere. Forti di questi risultati i colleghi di laggiù hanno immediatamente portato il video in procura ed il procuratore capo lo ha mandato ad Istanbul a farlo analizzare dagli esperti ministeriali, i quali hanno concluso che "dal loro punto di vista non c'è nulla di nuovo per prendere in considerazione nuovamente il caso". Conseguentemente l'indagine ed i suoi risultati sono rimasti in mano al viceprocuratore capo, che non consente che altri procuratori se ne facciano carico. L'indagine risulta ancora aperta, ma non fa nessun passo avanti.
I colleghi di Elci chiedono ed esigono che ci sia un rinvio a giudizio e si apra finalmente un processo contro il responsabile della sua morte, così facilmente identificabile. Si noti che, comunque, quale eredità del periodo dell'emergenza in Turchia, i poliziotti godono, almeno fino ad un certo punto, di un'immunità per reati commessi in servizio.
Ma, all'evidenza, qui si gioca ben altra partita: chi ha sguinzagliato i due presunti terroristi in quella stradina? come è mai possibile che quasi 50 colpi abbiano sbagliato un bersaglio facilissimo, mentre uno solo ha centrato alla testa Tahir Elci? Chi ha distrutto o occultato le prove dirette ed i video della sparatoria? C'erano ordini precisi in tal senso oppur no?
Sta di fatto che giustizia non è stata fatta e non si intende farla. Più ancora, è un caso o corrisponde ad una strategia il fatto che si sia messo a tacere un testimone dell'assedio e delle stragi della piccola città di Cizre proprio il giorno prima che cominciasse l'assedio ed il bombardamento del quartiere di Sur a Diyarbakir?
Un assedio che annullò ogni diritto per più di sei mesi, che comportò l'esodo di decine di migliaia di curdi dalla loro capitale e costò la vita ad un numero altissimo, anche se tuttora imprecisato di vittime. In questi giorni i colleghi di Diyarbakir hanno indetto un convegno di tre giorni (dal 28 al 30) proprio per puntare il dito su chi vuole continuare a tenere nascosta la verità sull'assassinio del migliore fra loro.
*Osservatore Internazionale per l'Ucpi










