sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Barbara Spinelli*


Il Dubbio, 24 aprile 2020

 

Avvocati turchi, digiuno di lotta per i diritti umani. Nonostante gli appelli lanciati dall'avvocatura a livello internazionale, Erdogan ha escluso dalla maxi amnistia tutti i detenuti politici e per reati di opinione, tra cui numerosi avvocati, magistrati e giornalisti.

Anzi, l'emergenza Covid-19 ha costituito un'occasione per stringere la maglia della sorveglianza e limitare ulteriormente, se possibile, i diritti dei detenuti politici. L'avvocata turca Ayse Acinikli riporta: "Mancano i dispositivi di protezione sia per i detenuti che per il personale penitenziario. Dall'inizio della pandemia c'è stata una sola sanificazione delle celle, nonostante i nuovi ingressi di detenuti ed i trasferimenti che continuano anche da carceri dove ci sono stati casi positivi. Non c'è stata pietà neanche per i detenuti politici con gravi problemi di salute".

Molti avvocati detenuti sono in sciopero della fame. Due di loro, dal 5 aprile, giorno nazionale dedicato all'avvocatura, hanno smesso anche di assumere integratori, e si stanno lasciando morire, per protesta contro la lesione dei diritti dei detenuti, chiedendo libertà per gli avvocati perseguitati. La moglie di uno di loro, l'avvocata Didem Baydar Üysal, che ha subito vari mesi di detenzione, racconta: "I nostri colleghi Ebru Timtik e Aytaç Üysal sono in sciopero della fame fino alla morte.

Ad oggi Ebru non mangia da 110 giorni e mio marito Aytaç da 79. Ci siamo conosciuti mentre studiavamo nella stessa facoltà, quando ci siamo laureati insieme ai nostri cuori e le nostre mani anche i nostri sogni si sono uniti. Volevamo diventare avvocati dei poveri, degli oppressi e lottare per la giustizia. Negli anni che ci siamo lasciati alle spalle abbiamo lottato sempre per questo comune obiettivo. Nell'ambito dello stesso processo per cui in nostri amici sono in carcere da circa due anni e mezzo anche io sono rimasta in stato d'arresto per un anno.

Ci hanno tenuto separati, in due carceri diversi, lontani chilometri. Dopo dieci anni di separazione fisica ci siamo trovati nello stesso carcere. Ci è stato dato il diritto di incontraci per un'ora una volta a settimana. Due mesi dopo quest'incontro al termine di un'udienza durata cinque giorni siamo stati tutti liberati. Ma il potere politico non ha perso tempo e nell'arco di 10 ore è stato emesso un nuovo ordine di arresto per alcuni di noi.

Ora ancora otto nostri colleghi sono in stato di detenzione. Mio marito ed Ebru hanno scelto di lottare fino alla morte contro questa ingiustizia. Come il nostro giovanissimo assistito Mustafa Koçak, che sta digiunando fino alla morte per difendere il suo diritto a un giusto processo. È stato torturato brutalmente nell'infermeria del carcere. Con lo stesso scopo anche i membri della band musicale Grup Yorum - cui è stato proibito di cantare - hanno scelto il digiuno fino alla morte. Helin Bölek era una mia assistita.

Noi siamo avvocati che vogliono solo fare il loro lavoro, garantire una difesa di fiducia, un giusto processo, senza essere ingiustamente accusati e perseguitati. Provate a immaginarvelo. Lottare in un sistema giudiziario pieno di violazioni delle leggi, dove le vie legali sono chiuse. Siamo avvocati, ma ci hanno reso dei carcerati. Siamo nelle stesse celle dei nostri assistiti. Stiamo cercando una strada per difendere i nostri assistiti e noi stessi davanti a questa ingiustizia. Ebru e Aytaç hanno detto "basta" iniziando lo sciopero della fame fino alla morte.

Quando siamo venuti a conoscenza di questa loro scelta, in questa atmosfera di indifferenza e di silenzio, ci si è accapponata la pelle, ci siamo preoccupati. Abbiamo bisogno del vostro aiuto. È nostra e vostra responsabilità dare voce alle loro richieste ed ottenere che le loro legittime e giuste rivendicazioni - tra altro di così facile applicazione - vengano accolte. Loro dentro e noi fuori dobbiamo continuare a resistere".

Il Consiglio Nazionale Forense proprio ieri ha chiesto al Governo italiano di intervenire per via diplomatica presso il Governo turco affinché gli avvocati detenuti vengano immediatamente liberati.

 

*Commissione di studio sui diritti umani del Foro di Bologna