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di Murat Cinar

Il Manifesto, 26 maggio 2025

Nuova fase delle proteste. Manifestazioni per Imamoglu, 1.400 in cella. Arresti confermati anche per nove giornalisti. In Turchia le manifestazioni di protesta si diffondono in diversi angoli del paese in varie forme. Mentre gli studenti universitari dichiarano boicottaggio e scendono in piazza, il principale partito d’opposizione, Chp, decide di cessare gli appuntamenti serali in corso dal 19 marzo. Özgür Özel, il leader del Chp, dal palco si è rivolto a centinaia di migliaia di persone la sera del 24 marzo, davanti al Palazzo di Città a Saraçhane, a Istanbul. “Queste non sono semplici manifestazioni di protesta, ma una sfida aperta contro il fascismo. Non ci fermiamo perché ci sono ancora motivi per scendere in piazza. Resisteremo in diversi modi finché i problemi non saranno risolti. Ormai, in questo paese il voto non conta, quindi decide tutto una persona: siamo in un sistema fascista”. Lo stesso Özel ha annunciato l’ultimo appuntamento per ieri 25 marzo, dichiarando l’inizio di “un nuovo percorso rivoluzionario”. Tra le proposte avanzate da Özel c’era quella di prendere di mira, sotto forma di boicottaggio, una serie di aziende molto grandi vicine al governo o legate alla famiglia del presidente Erdogan.

In realtà, poche ore prima della proposta del leader dell’opposizione, a Besiktas, Istanbul, decine di migliaia di studenti universitari si erano radunati per inaugurare l’inizio del boicottaggio accademico. Contemporaneamente, in diversi campus a Istanbul, Ankara, Izmir, Bursa ed Eskisehir, gli studenti hanno messo in atto diverse azioni di boicottaggio contro una serie di aziende. Purtroppo, anche la sera del 24 marzo le manifestazioni in diverse parti della Turchia si sono concluse con la violenza smisurata della polizia. Il giorno dopo il paese si è svegliato di nuovo con un clima di alta tensione. una nuova ondata di arresti ha colpito una serie di politici, sindacalisti e giornalisti. Ad oggi sono circa 1.400 le persone in detenzione provvisoria e per 97 di loro la magistratura ha confermato l’arresto. Tra questi ci sono sette giornalisti che erano stati fermati nei giorni scorsi perché documentavano le proteste.

Inoltre sono stati emessi dei mandati di cattura contro Ebru Özdemir (vicesindaco del municipio di Sisli, a Istanbul), Azad Barıs (sociologo) e Hunav Altun (dirigente presso il centro di ricerca Spectrum House), con l’accusa di “aver curato i rapporti tra i partiti di opposizione e le organizzazioni terroristiche” durante le elezioni del 2024. Un’altra azione giudiziaria è stata avviata anche nei confronti del municipio di Sisli, il cui sindaco era stato arrestato il 19 marzo. Al posto del sindaco eletto nel 2024 è stato nominato un commissario straordinario che, come prima azione, il giorno dopo l’inizio del suo incarico, ha deciso di chiudere i ristoranti popolari aperti dal comune, che offrivano la possibilità di pasti a prezzo economico.

Secondo un report degli studenti della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Galatasaray, la polizia durante le manifestazioni e e gli arresti ha trattato in modo disumano più di 150 persone, ha sparato proiettili di plastica direttamente agli occhi, spruzzato spray al peperoncino sul viso e commesso episodi di violenza fisica collettiva contro i manifestanti. Per l’uso delle detenzioni di massa e le denunce di violenze anche l’Onu, attraverso la portavoce dell’ufficio per i diritti umani Liz Throssell, esorta “le autorità turche a indagare sul presunto uso illegale della forza contro i manifestanti”.