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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 2 maggio 2020

 

Intervista a Mariano Giustino, giornalista inviato ad Ankara. Mariano Giustino è il corrispondente dalla Turchia per Radio Radicale, la sua è una vicenda simbolica del restringimento degli spazi di libertà nel paese. Per il fatto di aver pubblicato la notizia della scarcerazione di un noto criminale, Alaattin Çakici, molto vicino a Receep Erdogan, ha visto oscurare i suoi profili Facebook. Sullo sfondo l'epidemia di coronavirus e la drammatica situazione delle carceri. Il Dubbio ha raggiunto il giornalista in Turchia.

 

Da quanto tempo sei in Turchia e di che cosa ti stai occupando?

Nel 2010 mi sono trasferito in Turchia e da allora ho iniziato la mia attività di corrispondente per Radio Radicale. Conduco una rubrica settimanale sulla politica interna ed estera intitolata: "Rassegna Stampa Turca", l'unica di questo genere in Europa.

 

Perché sei stato espulso da Facebook?

È proprio quello che sto cercando di capire avendo chiesto già da due settimane alla sede centrale del social network le ragioni della mia espulsione dalla Community. So solo che nella notte del 15 aprile, grazie alla legge che in Turchia riforma l'esecuzione penale, è stato rilasciato un membro della criminalità turca, Alaattin Çakici, la mattina seguente ne ho dato notizia sui miei account Twitter e Facebook con il seguente post: "Turchia: questa notte, grazie alla legge sull'esecuzione penale è stato rilasciato un membro della criminalità AlaattinÇakici, appartenente ai Lupi Grigi. La legge concede la riduzione di pena per 90 mila prigionieri, ma non per giornalisti, politici di opposizione e attivisti per i diritti umani". È bastato questo. Disabilitato, sparito! Intendo andare fino in fondo in questa grave vicenda per chiedere che il mio diritto umano alla libertà di espressione e al libero esercizio dell'attività giornalistica venga tutelato e garantito e nel mio caso ripristinato, così come recita la nostra Carta costituzionale.

 

Pensi che ci sia stato un intervento arrivato dall'alto?

È il social a dover chiarire questo punto delicato. Perché, ed eventualmente per conto di chi agisce Facebook? È un mio diritto saperlo e chiederò anche un cospicuo risarcimento.

 

Il tuo è un caso isolato o ha riguardato altri colleghi?

Non sono certamente l'unica vittima della censura di Facebook, purtroppo non è capitato solo a me, so di persone che da un giorno all'altro, e senza spiegazioni, si sono viste cancellare il loro profilo semplicemente a causa delle loro idee che probabilmente hanno fastidio a qualche potente di turno.

 

Qual è la situazione delle carceri turche in questo momento di pandemia?

È drammatica! Lo era già da prima dell'insorgenza dell'epidemia. La Turchia ha 385 prigioni, i detenuti sono 286 mila e il sovraffollamento è di oltre il 150%. Le testimonianze e le denunce che giungono da avvocati, organizzazione dei diritti umani e dai familiari dei detenuti sono raccapriccianti. Nella scorsa settimana si sono verificati già tre casi di suicidio. Il sovraffollamento insopportabile e la paura del contagio da Covid-19 hanno fatto salire in quei luoghi la tensione a livelli inimmaginabili. Martedì scorso, il ministro della Giustizia Gül ha reso pubblico un rapporto sulla situazione epidemica nelle carceri turche, sono 120 i prigionieri positivi al Covid-19 registrati in quattro penitenziari diversi e ora in cura presso gli ospedali.

Ma le organizzazioni per i diritti umani sostengono che i casi di contagio e i morti siano molti di più. La riforma dell'esecuzione penale approntata dal governo lo scorso 13 aprile prevede per una serie di reati, la sospensione della pena per tutti i detenuti che abbiano scontato la metà della detenzione. Sono però esclusi dai benefici cinque tipi di reato: quelli legati al terrorismo, agli abusi sessuali, alla violenza sulle donne e sui bambini, agli omicidi premeditati e quelli legati al traffico di droga. Ma escludere dal provvedimento di amnistia coloro che sono accusati di terrorismo comporterà che non beneficeranno della misura i detenuti in attesa di giudizio accusati di reati di sovversione senza alcun fondamento reale, ma per il semplice fatto di essere oppositori del governo.

 

Pensi che il tuo lavoro dia fastidio a qualcuno?

Penso che il lavoro di un giornalista non debba dar fastidio a nessuno, anzi penso che la sua libera espressione sia una misura della civiltà di un paese.