di Murat Cinar
Il Manifesto, 26 settembre 2025
Detenuto dal 2010 per un crimine mai commesso, Serkan Yilmaz è in sciopero della fame da 300 giorni contro il sistema di isolamento che ingoia i detenuti in un buco nero. Serkan Onur Yılmaz è in sciopero della fame da più di trecento giorni. È un prigioniero politico, detenuto in un carcere turco di massima sicurezza e ha smesso di mangiare per protestare contro il brutale sistema di isolamento a cui è sottoposto da quasi un anno. Lo chiamano il “pozzo” perché è come un buco nero. E Serkan Onur Yilmaz non è il solo: insieme a lui, altri otto detenuti sono in sciopero della fame per lo stesso motivo.
Yilmaz è stato condannato all’ergastolo nel 2010 con l’accusa di aver partecipato, l’anno precedente, al fallito attentato contro l’ex ministro della giustizia, Hikmet Sami Türk. Yılmaz era stato associato alla figura di Didem Akman, che effettivamente prese parte al tentato omicidio. Tuttavia, durante il processo, gli avvocati di Yılmaz dimostrarono con svariate prove che l’imputato quel giorno non era a Istanbul. Fino all’anno scorso, Serkan Onur Yılmaz si trovava nel carcere stile S della città di Antalya, ma è stato poi trasferito - insieme ad altri otto detenuti - nel carcere stile F di Bolu, una prigione costruito nello stile di isolamento noto come il “pozzo”. Prima del trasferimento, Yılmaz ha iniziato il suo sciopero della fame contro la decisione; successivamente si sono aggiunti gli altri otto compagni. Oggi Yılmaz si trova nel carcere di Bolu, ha superato il limite dei trecento giorni di digiuno e il suo corpo ha subito danni permanenti.
Ömer Faruk Gergerlioglu, il parlamentare nazionale del partito d’opposizione Dem, ha visitato Yılmaz diverse volte negli ultimi mesi, l’ultima il 16 agosto scorso. Qualche giorno dopo, il deputato ha tenuto una conferenza stampa presso il parlamento nazionale: “Aveva le braccia coperte di croste e la pelle secca. Era esausto e aveva perso molti chili. Mi ha riferito che non riesce più a dormire di notte a causa dei dolori muscolari. Mi ha detto che sentiva di stare morendo”.
Le condizioni di salute di Yılmaz sono state rese pubbliche anche durante l’incontro organizzato dall’Associazione dei Giuristi Progressisti (Çhd) il 12 agosto. L’avvocata Balım Idil Deniz ha illustrato così la situazione: “Sappiamo da altri scioperi della fame che Yılmaz è attualmente sull’orlo della morte. La sua vita è in pericolo. I danni causati dal non mangiare sono evidenti. Anche se sopravvivesse, avrebbe molti problemi di salute”.
Le carceri di tipo “pozzo” fanno parte dei sistemi penitenziari di isolamento stile F, S e Y, da anni oggetto di dibattito in Turchia. Sono spesso indicate dal pubblico come “pozzo” perché i detenuti sono rinchiusi in celle da tre persone o in celle singole strette e alte che dispongono solo di una piccola feritoia per luce e la ventilazione, lasciando i prigionieri quasi senza contatto con l’esterno. Silenzio, solitudine e immobilità dominano la vita quotidiana dei reclusi e li costringono a vivere come in un profondo pozzo. Lo scopo è chiaro: isolare completamente il detenuto, aumentare la pressione psicologica e controllarne la volontà, spesso presentando la misura come “riabilitazione”. L’Unione dei Medici Turchi (Ttb), nella sua relazione preparata nel 2024, specifica che queste nuove tipologie di carceri, progettate con obiettivi di isolamento sociale, disumanizzazione e solitudine, violano i diritti umani e sono dannose per la salute, causando ai prigionieri non solo disturbi psichiatrici, ma anche gravi problemi di salute a breve, medio e lungo termine.
Secondo le associazioni per i diritti umani, le carceri turche in cui esiste il sistema di isolamento “pozzo” sono almeno 43. Secondo i dati ufficiali del ministero della Giustizia, dal 2020 al 2023 sono state costruite circa cento nuove strutture penitenziarie. Tuttavia, dal 2021 il ministero non risponde a nessuna richiesta in merito alla presenza delle strutture dove sono presenti tali sistemi di isolamento. Secondo il giornalista Mustafa Bildircin del quotidiano nazionale BirGun, dal 2025 entro la fine del 2027 il governo spenderà più di seicento milioni di euro per la costruzione di undici nuovi carceri. Alcuni di questi saranno destinati a applicare i sistemi di isolamento “pozzo”.
In merito alle richieste di Serkan Onur Yılmaz, finora il ministero della giustizia non si è pronunciato. Nel frattempo, il 24 settembre la Chd ha comunicato che Yılmaz è stato ricoverato in ospedale contro la sua volontà e si teme che sarà intrapresa la strada dell’alimentazione forzata. Il deputato Ömer Faruk Gergerlioglu ha concluso così la sua conferenza stampa dopo la visita a Yılmaz: “Il vostro silenzio è più importante della vita di una persona?”.










