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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 13 dicembre 2025

Anche il Garante nazionale dei detenuti chiede subito misure contro il sovraffollamento. “Se poi in Parlamento non si trova una maggioranza ad hoc per atti di clemenza, ci sono altri strumenti come la conversione ope legis di brevi periodi in libertà vigilata”. Quattro detenuti morti, di cui due suicida, nel giro di 24 ore sono un brutto inizio per il Giubileo dei detenuti, tanto che a Rebibbia una delle cerimonie previste è stata annullata. “È triste e spiacevole”, commenta Riccardo Turrini Vita, attuale presidente del Collegio nazionale dei Garanti dei diritti delle persone private di libertà. L’ex magistrato e dipendente del Dap ha però anche delle proposte, stavolta in sintonia con quel mondo che si occupa di carcere e che più volte lo ha criticato. Questa è la seconda intervista che concede alla stampa da quando, il 31 ottobre 2024, ha preso il posto del defunto Felice D’Ettore.

Presidente, quale atto concreto può infondere speranza a un sistema penitenziario ormai affogato nell’illegalità?

Come ha detto anche il Capo dello Stato, la situazione è particolarmente penosa. E richiede misure immediate di alleggerimento della pressione detentiva. Non solo per dare sollievo ai detenuti ma anche per mostrare che non va considerata definitiva e perenne l’esclusione di queste persone dalla società. Nella storia democratica della Repubblica sono stati fatti numerosissimi provvedimenti di amnistia e di indulto, anche dopo quella veramente improvvida previsione costituzionale che ha voluto gravare di una maggioranza esorbitante la possibilità di fare una legge di clemenza. Norma tanto più illogica, quanto poi invece basta una legge ordinaria per creare un reato ed aumentare la pena. Se poi non si potesse immaginare una maggioranza ad hoc, ci sono altri strumenti come la conversione ope legis di brevi periodi in libertà vigilata.

Ha avuto modo di recapitare al ministro questa sua richiesta?

Con il Collegio abbiamo depositato questa istanza in Parlamento, il luogo preposto. D’altronde, io parlo raramente con la stampa: vengo da una vita professionale che ha sempre guardato con una certa preoccupazione questo tipo di colloqui perché ho un pensiero articolato, che richiede spazio. E lo spirito aspro di contestazione mi è sempre stato estraneo. Però il punto è che a fronte di una giusta esigenza di tutela della collettività, e a fronte di una saggia determinazione di aumentare gli spazi detentivi, la Repubblica deve prendere l’unica posizione possibile. Non solo perché è Natale, ma perché assistiamo a limitazioni poco tollerabili.

Nell’ultimo mese il numero di detenuti è però cresciuto di 11 unità al giorno. Con questo trend basta il Piano di edilizia?

La valutazione del ricorso allo strumento penale, a cui peraltro nessuno Stato mai rinuncia, non spetta al Garante.

Però non era mai successo prima che anche gli Istituti penali minorili soffrissero il sovraffollamento, mentre l’Istat registra la diminuzione dei crimini...

È vero, abbiamo fortunatamente un minor numero di reati ma si sono aggravati i comportamenti criminali dei minori. Ad ogni modo, il Garante può solo avvertire che, se cambiano le leggi bisogna prendere misure conseguenti, altrimenti l’ordinamento va in violazione dei suoi stessi principi, delle leggi penitenziarie e degli accordi internazionali. In più, va tenuto conto del carico di lavoro che si riversa sulle procure, che devono scegliere le priorità. È questo peraltro l’argomento pratico di chi si oppone all’obbligo dell’azione penale.

Come arginare l’epidemia di suicidi, 76 già quest’anno?

Difficile trovare una generalizzazione scientifica data l’autonomia della volontà umana, ma di certo occorrono più operatori e agenti, per accompagnare le persone nei cambiamenti che le loro vite subiscono. È vero che il sovraffollamento non ha un rapporto eziologico col suicidio, ma la gran quantità di persone presenti riduce le possibilità di attenzione. C’è poi il grave problema della frammentazione dell’assistenza sanitaria.

Non avete ancora presentato nemmeno una relazione al Parlamento; i vostri report mensili sono fermi a luglio e ad ogni ispezione sul vostro sito compaiono foto opportunity, il numero di chilometri percorsi ma nessun rapporto. Cosa risponde a chi vi critica per la scarsa incisività nella difesa dei diritti dei detenuti?

La relazione al Parlamento sarà pronta a breve e non tutte le visite si concludono con un rapporto. Non è una novità, è accaduto anche con i precedenti collegi. Anche se, è vero, il modo di operare è cambiato perché oggi c’è una diversa disponibilità del tempo e abbiamo una grave mancanza di personale, anche specializzato.

Infatti un avvocato difensore e alcuni esperti si sono dimessi in polemica con il Collegio...

Sì, in modo assai poco elegante, ma stiamo provvedendo alle nuove nomine. Per anni si è proceduto con affidamenti diretti e spesso sulla base di rapporti che si riteneva dovessero essere non remunerati. Una cosa inaccettabile. 

Come Garanti siete presenti in tutti i processi per tortura?

In linea generale interveniamo sempre come parte civile nei procedimenti per tortura. Se poi il reato viene derubricato, valutiamo caso per caso.

In un’intervista a questo giornale il professor Serio ha criticato la frammentazione del vostro Collegio e il rischio che perda autonomia...

Ci sono stati dei disallineamenti, e ci sono anche dei limiti soggettivi. Ma l’unica autorità che può parlare a nome del Garante ai sensi dell’art. 6 del Regolamento interno è il Presidente.

Che valutazione dà della rete dei Garanti territoriali? In molti, anche di orientamenti politici diversi, lamentano lo scarso rapporto con il suo Collegio...

La cosiddetta Conferenza è una libera associazione, non ha rilievo pubblicistico, non è un organo dello Stato né delle Regioni. Detto questo, ai primi di novembre abbiamo ricevuto il loro comitato direttivo e stiamo aspettando che ci scrivano per formalizzare le loro proposte. Vorremmo invitarli in primavera per uno scambio di opinione. E magari, visto che la legge ci concede il potere di delega, in alcuni casi potremmo stipulare un qualche accordo, anche bilaterale.