di Vittorio Feltri
Libero, 6 settembre 2020
Sulla Repubblica di venerdì scorso è comparso un brillante articolo di Attilio Bolzoni sui mafiosi che hanno ottenuto gli arresti domiciliari, grazie a un provvedimento del guardasigilli Bonafede, per evitare i rischi del Covid. Molti altri detenuti diciamo generici hanno usufruito della stessa norma, come è ovvio. Attualmente rimangono a scontare la pena in casa un centinaio di condannati appartenenti alla criminalità organizzata. Prima o poi rientreranno in carcere, probabilmente quando il virus si sarà ulteriormente placato. Per cui non capisco per quale motivo il ministro della Giustizia, che pure non stimo, nella presente circostanza debba essere criticato.
Se tutti i cittadini italiani sono uguali davanti alla legge, non capisco perché i mafiosi debbano esse discriminati e subire un trattamento speciale, comprensivo di torture vergognose e incivili. Il famigerato 41 bis è un abominio, prevede isolamento perenne, luci sempre accese anche nelle latrine, colloqui al minimo, insomma qualcosa di ripugnante. Ma non c'è verso di annullare la norma, dato che il potere politico ha la sensibilità di un rinoceronte.
Se anche in caso di pandemia certi reclusi particolarmente pericolosi devono scontare la pena in una situazione disumana, significa che alle autorità non importa nulla della loro vita. E questo è inammissibile. Il ragionamento di Bolzoni non è campato in aria ma non tiene conto che tutti i carcerati debbano godere degli stessi diritti. Il fatto che i mafiosi abbiano commesso reati particolarmente odiosi non ci autorizza ad infliggere loro punizioni che contrastano con il minimo senso di pietà. Già la galera è una forma di espiazione crudele, se si aggiunge un supplemento di supplizi non ci resta che andare a nasconderci.
I boss dietro le sbarre non meritano certamente di godere di privilegi, ma neppure di subire il sadismo di un sistema che viola la Costituzione, a causa del quale le nostre prigioni sono ormai teatro di violenze sistematiche. Non chiedo clemenza per le coppole, ma se il nostro Paese si convincesse che la crudeltà della piovra è un reato esattamente come lo è la crudeltà dello Stato forse faremmo un passo avanti per superare la barbarie.










