di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 maggio 2026
Nel 2025, nelle carceri italiane, si sono tolte la vita almeno 82 persone. Dall’inizio del 2026, altre 24. Tra loro c’è un ragazzo di 17 anni, arrivato dalla Tunisia come minore straniero non accompagnato, morto nell’istituto penale per minorenni di Treviso dopo poche ore di detenzione. Il tasso di suicidi si attesta a 13 ogni 10.000 detenuti: se la stessa proporzione valesse fuori dal carcere, in Italia si conterebbero 78.000 suicidi l’anno. Sono i dati con cui si apre il XXII Rapporto di Antigone, intitolato “Tutto chiuso”, frutto di 102 visite di monitoraggio svolte nel 2025 dagli osservatori dell’associazione nelle carceri di tutta Italia. Il quadro che emerge non è frutto del caso. Dal 2022, il sistema penitenziario si è chiuso progressivamente per effetto di circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
Prima è stato vietato ai detenuti di socializzare nei corridoi delle sezioni di media sicurezza, poi la stessa restrizione è stata estesa al circuito dell’alta sicurezza. Una circolare dell’ottobre 2025 ha stabilito che qualunque iniziativa che preveda l’ingresso di persone esterne in un istituto dove esiste una sezione di alta sicurezza deve essere autorizzata dall’amministrazione centrale. Poiché le carceri con almeno una sezione di quel tipo sono circa 70 su 189, oltre un terzo delle carceri italiane è diventato off limits per la società civile senza un via libera del Dap.
Ad aprile 2026, due nuove circolari hanno stabilito che persino i frigoriferi non possono stare nei corridoi delle sezioni, ma devono essere collocati in stanze “all’uopo adibite”. Trovarne, in un sistema con un tasso di sovraffollamento reale del 139,1%, è quasi impossibile. Il risultato è che oltre il 60% dei detenuti trascorre la quasi totalità della giornata in cella, uscendo solo per le canoniche ore d’aria. Iniziative come quelle della storica redazione di Ristretti Orizzonti a Padova, o i laboratori teatrali di Genova, Monza e Rebibbia, hanno subito blocchi, ritardi o la chiusura al pubblico esterno per mancanza del nulla osta del Dap.
Al 30 aprile 2026 le persone detenute nelle carceri italiane erano 64.436. I posti realmente disponibili erano 46.318, in calo di 537 rispetto a gennaio 2025, cioè da quando è stato lanciato il “piano carceri” del governo. Già 73 istituti hanno un tasso di sovraffollamento uguale o superiore al 150%, otto hanno superato il 200%: Lucca è al 240%, Foggia al 225%, Grosseto al 213%. Gli istituti che non hanno raggiunto il tutto pieno sono soltanto 22 in tutta Italia.
La crescita delle presenze non dipende da un aumento dei reati né da un maggior ricorso alla custodia cautelare. I delitti registrati nel 2024 ammontano a circa 2,4 milioni, valore pressoché identico a quello del 2018. Gli omicidi volontari continuano a scendere, 326 nel 2024 contro 341 nel 2023. A spiegare il sovraffollamento sono le pene sempre più lunghe e il rallentamento delle misure alternative. Dal 2022 il governo Meloni ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 nuove aggravanti e oltre 65 inasprimenti sanzionatori: sommando i massimi edittali si superano complessivamente i 400 anni di reclusione. Allo stesso tempo, alla fine del 2025 ben 24.348 persone erano in carcere con una pena residua inferiore ai tre anni e avrebbero potuto accedere a una misura alternativa. Di queste, 7.790 avevano un residuo inferiore a un anno, eppure erano ancora dentro.
Il 75% dei suicidi del 2025 è avvenuto in sezioni a custodia chiusa. I provvedimenti di isolamento disciplinare sono aumentati del 171% rispetto a sei anni fa e del 42% rispetto al 2024. Quasi la metà dei detenuti fa uso di sedativi o ipnotici, spesso distribuiti “al bisogno”. Un detenuto su cinque compie gesti di autolesionismo. In media, ogni 100 detenuti, uno psichiatra è presente 7 ore a settimana e uno psicologo 16 ore. Il 2025 è stato l’anno con più morti in carcere dal 1992: 254 decessi complessivi. Sei donne si sono suicidate nel solo 2025, il numero più alto mai registrato. Il loro tasso di suicidi è proporzionalmente più alto di quello maschile.
I bambini detenuti con le madri sono passati da 11 a 26 in un anno, conseguenza diretta del decreto sicurezza che ha eliminato l’obbligo di rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o con prole inferiore a un anno. I giovani negli istituti penali per minorenni sono cresciuti del 52,5% rispetto al 2022, ultimo anno prima del decreto Caivano. Solo il 40,8% dei detenuti è alla prima carcerazione. Il 45,9% ci è già stato tra una e quattro volte. Meno del 30% lavora, quasi sempre alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Solo il 4,9% lavora per datori di lavoro esterni. Il 7,9% segue corsi di formazione professionale. Antigone chiama tutto questo con il suo nome: il fallimento del reinserimento sociale. E ricorda che costruire nuove carceri per espandere un sistema che non funziona non ha senso, anzi costa allo Stato più di quanto non costi investire in percorsi reali di inclusione.











