di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 19 novembre 2019
La Cassazione dà ragione a Domenico Strisciuglio, detenuto al 41bis nel carcere di Sassari: può vederla anche da mezzanotte alle 7. Anche un capoclan ha diritto "a informarsi e a mantenere viva la sua cultura", ha stabilito il Tribunale di sorveglianza della città sarda, con una decisione che ha passato il vaglio della Corte di Cassazione, alla quale si sono inutilmente appellati il ministero della Giustizia, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e la casa circondariale. Il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile a inizio ottobre.
A far nascere il caso è stata la domanda presentata da "Mimmo la luna" in persona - capo del clan Strisciuglio insieme al fratello Sigismondo - per ottenere una deroga al regolamento del carcere, secondo cui i detenuti sottoposti al carcere duro non possono guardare la tv a loro piacimento.
Lo spegnimento dell'apparecchio era tassativamente imposto dalle 24 alle 7, perché "il rispetto del riposo notturno è un principio che informa l'intera disciplina della vita carceraria", avevano evidenziato ministero e Dap nei ricorsi. Non è un caso che i pulsanti per l'accensione e lo spegnimento dei televisori (così come dell'illuminazione) siano ubicati sia dentro le celle che all'esterno, in modo da poter essere utilizzati anche dal personale del carcere.
Tali norme sono ancora più stringenti se riferite alle sezioni di 41bis, per le quali la legge ha lasciato comunque ampia discrezionalità di scelte da parte dei singoli istituti. Il divieto notturno di accendere la tv - hanno sostenuto il ministero e l'amministrazione penitenziaria - non comporterebbe alcuna limitazione all'esercizio dei diritti dei detenuti. E d'altro canto, è scritto ancora nel ricorso, il diritto all'informazione non potrebbe dirsi violato in quanto il detenuto, sottoposto al regime del carcere duro, ha a disposizione l'intera giornata per informarsi e intrattenersi.
Di tutt'altro avviso Domenico Strisciuglio, che ha sostenuto con forza la necessità di vedere anche i programmi notturni e ha scritto un ricorso di suo pugno, sollecitando il magistrato di sorveglianza a entrare nel merito di regolamenti e circolari dell'amministrazione penitenziaria. "Il diritto all'informazione e alla cultura è azionabile in qualunque ora del giorno e della notte", ha affermato il tribunale. Inoltre è stato evidenziato che, tenuto conto della realtà architettonica del 41bis per come è strutturato nel penitenziario sardo, "non si può arrecare disturbo ad altri detenuti con la tv accesa".
Lo spegnimento, da mezzanotte alle 7, per i magistrati sarebbe "un irragionevole sacrificio, tanto più inflittivo perché applicato a detenuti costretti dentro le celle per ben 21 ore al giorno". In tal modo, il Tribunale di sorveglianza prima e la Corte di cassazione dopo hanno sostanzialmente dato ragione a "Mimmo la luna" e aperto, di fatto, la strada a possibili ricorsi di altri detenuti.
Tra gli esponenti della criminalità barese che, di recente, sono finiti al 41bis c'è anche il 33enne Saverio Faccilongo, capo della fazione di Enziteto degli Strisciuglio, che a inizio settembre ordinò dal carcere l'omicidio di Michele Ranieri, braccio destro di Carlo Alberto Baresi e cognato di Vincenzo Strisciuglio. Quest'ultimo è, attualmente, il referente della famiglia (in senso stretto) sul territorio, essendo reclusi gli altri due fratelli Domenico e Sigismondo.
"Mimmo la luna" - che è assistito dall'avvocato Massimo Chiusolo - deve scontare una condanna a 22 anni di reclusione per associazione a delinquere e ha davanti a sé ancora parecchi anni di carcere, che presumibilmente continuerà a scontare al 41bis.










