di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 18 aprile 2025
Duemila ore di servizio pubblico, primo caso in Italia. La pena di tre anni per duplice omicidio stradale aggravato la sconterà effettuando 2.190 ore di servizi di pubblica utilità e, tra queste, anche andando nelle scuole a raccontare il dolore di far perdere la vita ai due amici più cari per aver guidato ubriaco in quella terribile serata di due anni e mezzo fa. Per la prima volta in Italia, la giudice per l’udienza preliminare Claudia Ardita ha applicato la misura sostitutiva della detenzione al ragazzo mestrino di 25 anni che la vigilia di Natale del 2022 alla fine del Ponte della Libertà, tornando verso Mestre, si era schiantato con l’auto contro il muretto laterale nel punto in cui la strada si restringe, causando la morte dei suoi due amici più cari.
Il gruppetto di giovani tornava da una serata trascorsa all’Argo 16, un locale di Marghera. Erano le cinque del mattino ed erano tutti stanchi. Si era bevuto, anche. Era l’antivigilia di Natale e i tre amici d’infanzia e di liceo da Mendrisio in Svizzera, dove studiavano all’Accademia di architettura, erano tornati a Mestre per passare le feste in famiglia; con loro c’era anche la ragazza di uno. Di ritorno verso la terraferma, però, l’automobile aveva sbandato poco prima del sovrappasso pedonale all’altezza di via Righi ed era finita contro il muro che divide la sede stradale dalle rotaie del tracciato ferroviario e poi si era avvitata su se stessa, distruggendosi. Un giovane era morto sul colpo, l’altro poco dopo in ospedale. Gli altri due ragazzi, quello che era alla guida e la fidanzata di una delle vittime, erano rimasti feriti. Dagli esami eseguiti poco dopo l’incidente, era emerso che il conducente aveva nel sangue un tasso alcolemico di 1,50 grammi per litro, il triplo di quanto consentito dalla legge.
La misura sostitutiva al carcere che dovrà scontare prevede che per sei volte l’anno fino al 2028 il giovane tenga incontri con gli studenti nelle scuole per raccontare che strazio sia aver perso i due amici più cari con i quali aveva condiviso tutto fin dall’infanzia per aver guidato ubriaco e per aver corso troppo; per dire che il rispetto del codice della strada, delle regole, dei di velocità lo avrebbe salvato da quel dolore che da allora non lo ha mai più abbandonato. Il resto della pena la sconterà effettuando altri servizi di utilità per complessive 2.190 ore nell’arco di tre anni, una misura disposta dalla giudice Ardita su richiesta dell’avvocata della difesa Marina Lucchetta. Tra i lavori di pubblica utilità, il magistrato ha voluto inserire l’attività di sensibilizzazione all’interno delle scuole. In Italia è la prima volta che la misura sostitutiva alla detenzione viene comminata dal giudice, anticipando la decisione del tribunale di sorveglianza. Le famiglie delle vittime non si sono costituite parte civile per non gravare sulla situazione processuale del giovane conducente accusato di omicidio stradale e avevano devoluto in beneficenza il risarcimento dell’assicurazione.
La difesa dell’imputato aveva anche evidenziato un problema sulla strada: la mancanza di un guardrail adeguato che proteggesse la carreggiata fino allo spigolo dove l’auto andò a scontrarsi, tesi che la procura non ritenne di seguire. “Se ci fosse stato il guardrail, ci sarebbe stato una sorta di “effetto elastico” e forse si sarebbero salvati tutti”, aveva spiegato l’avvocata Lucchetta.











