sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Monica Serra

La Stampa, 23 gennaio 2023

Le temperature rigide sono solo uno dei problemi: sei decessi su dieci dovuti a incidenti, violenza e suicidi. Sull’asfalto sono rimaste solo poche coperte di lana, qualche cartone. Gli ultimi mesi della vita di Younous Gueye Cherif si sono consumati in questo giaciglio, a cercare riparo dalla pioggia, dal freddo, nel sottopasso Mortirolo, alle spalle di Milano Centrale, con pochi altri clochard, tutti stranieri. Gli irriducibili che a trasferirsi nel dormitorio del mezzanino della stazione non ne volevano, non ne vogliono sapere. Younous avrebbe compiuto 53 anni a marzo se non fosse stato ucciso da un malore nella notte gelida tra sabato e domenica. Morto di freddo. O più probabilmente anche a causa del freddo, perché - come raccontano i volontari dell’associazione City Angels, che ha la sede proprio nello stesso sottopasso - da qualche tempo non stava bene, continuava a dimagrire: “Abbiamo provato a convincerlo ad andare in ospedale, a farsi vedere da un medico. Ma lui non ha mai accettato il nostro aiuto”.

Younous è il terzo senzatetto morto a Milano nei primi 22 giorni del 2023, il ventottesimo in Italia: sono 9 in tutto i morti in Lombardia, 4 in Veneto come in Campania, 3 nel Lazio e 3 in Liguria, secondo i dati raccolti dalla Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (Fio.Psd) che raccoglie 150 associazioni e le rappresenta sui tavoli istituzionali. Questi numeri confermano il terribile trend del 2022, in cui sono morti 388 clochard, molti di più dei 250 del 2021 e quasi il doppio dei 212 del 2020. E le temperature di questi giorni sono sicuramente una delle cause su cui però molti Comuni italiani si organizzano. Con i piani freddo e l’apertura di dormitori in tante città, a Torino come a Milano, Bologna, Roma, dove tra l’altro è stato attivato il numero verde della sala operativa sociale.

Ma il freddo è solo uno dei problemi, neanche il principale. E i dati raccolti dalla Fio.Psd lo dimostrano: il sessanta per cento dei decessi è legato a incidenti, violenza e suicidio e non si verifica in inverno. Come spiega Michele Ferraris, responsabile della comunicazione della Federazione, “molti clochard muoiono per annegamento o investiti da un treno, da una macchina, da un autobus. Incidenti che una persona che vive una vita ordinaria e ha una casa il più delle volte non potrebbe neanche avere. Perché se un uomo cade da una scala non resta lì bloccato per due o tre giorni senza cure, senza aiuto. O ancora, nessuno vive in una tenda sul ciglio di un fiume e annega se arriva l’acqua alta sorprendendolo nel sonno, oppure ha un malore in strada per via dell’etilismo e nessuno se ne accorge finché è troppo tardi. Analizzando i motivi specifici di questi decessi, la causa dominante della morte dei clochard è la disperazione, la solitudine”. Per questo Ferraris sottolinea che “i piani attivati nelle maggiori città italiane per combattere il freddo spesso funzionano, ma coprono solo tre mesi, per tutto il resto dell’anno servono interventi strutturali” che mirino per prima cosa a permettere anche ai senzatetto, un esercito di oltre 96 mila persone nel 2021 secondo l’Istat, di avere innanzitutto una “residenza fittizia” per ottenere un documento d’identità che in tanti non possiedono: “Solo così potranno avere un medico, accedere ai servizi più basilari, ottenere un reddito di cittadinanza o anche semplicemente trovare un primo lavoro da cui ripartire”. E poi che garantiscano loro una casa: “E qualcosa si potrà fare con gli oltre 400 progetti presentati seguendo le teorie dell’housing first che saranno finanziati con i fondi del Pnrr”, conclude Ferraris.

Certo, la casa non è una soluzione per tutti. C’è anche chi ci ha provato, ma lontano dalla strada non riesce più a vivere: la casa per molti è un punto d’arrivo al termine di un percorso a volte molto doloroso e difficile. “Proprio per questo le risposte all’emergenza vanno cucite sulle persone, sulle loro esigenze e non possono essere uguali per tutti o in tutte le città. In strada c’è una complessità di problemi che vanno capiti innanzitutto con l’ascolto. Se ce ne fosse uno solo, magari sarebbe già stato risolto”, sottolinea il presidente di Croce Rossa italiana, Rosario Valastro. “Negli ultimi anni c’è stata una crescita esponenziale delle persone che vivono in strada e non hanno accesso a un medico o ai più basilari servizi. È una città nella città, ma è sommersa, nascosta agli occhi della popolazione, si palesa solo di notte. La morte per il freddo è soltanto la punta di un iceberg, ma sono tanti a morire per malattie non curate spesso neanche così gravi, che però non fanno notizia”. Per provare a invertire la rotta serve “dedicare loro del tempo, come fanno tanti volontari e associazioni che non si limitano a dare una coperta o un tè caldo. E interventi strutturali che accompagnino i clochard in un percorso di reinserimento nella comunità, in un sistema di relazioni che li salvi dalla solitudine in cui vivono”.

I