di Sabato Angieri
Il Manifesto, 30 luglio 2025
La Russia ha “preso atto” del nuovo ultimatum di Trump e intanto continua a bombardare le città ucraine. Il bilancio della giornata di ieri è stato particolarmente pesante, con almeno 27 morti e 90 feriti, la maggior parte dei quali nel carcere di Bilenkiv, a poca distanza da Zaporizhzhia. Intorno alle 23.30 italiane di lunedì 4 bombe aeree teleguidate hanno colpito in pieno la struttura, distruggendo la mensa, parte degli uffici amministrativi e il reparto di isolamento, riferiscono fonti ucraine. Almeno 17 i detenuti rimasti uccisi e oltre 50 quelli che hanno avuto bisogno di cure mediche. Per Volodymyr Zelensky “si è trattato di un attacco deliberato e intenzionale”, mentre per il suo capo di gabinetto, Andriy Yermak, di “un altro crimine di guerra russo”. Si registrano altri 5 morti e tre feriti a Novoplatonivka, nella regione di Kharkiv e 4 vittime a Kamianske, nel Dnipro. Tutti civili secondo Kiev.
Il ministero della Difesa russo nega le accuse di Kiev e rilancia sostenendo che “le forze armate della Federazione Russa hanno colpito l’infrastruttura di un aeroporto militare, un reparto di produzione e un centro di addestramento per operatori di droni, punti di dislocazione temporanea delle formazioni ucraine e mercenari stranieri in 142 aree”. Una vittima anche dal lato russo, nei pressi di una stazione ferroviaria a Salsk, nell’oblast di Rostov.
Sul campo, secondo Mosca, questa fase del conflitto continua a essergli favorevole. Ieri la Difesa ha annunciato la conquista di due insediamenti nel Lugansk, ma si tratta di pura propaganda di guerra in quanto la regione era già occupata per il 98% del suo territorio pre-bellico e in quell’area gli ucraini non hanno appoggi logistici. Il Cremlino annuncia conquiste anche nel Donetsk e a Zaporizhzhia: due villaggi insignificanti dal punto di vista strategico. Non come la riconquista di Kindrativka da parte degli ucraini che allenta, almeno temporaneamente la pressione sul capoluogo nord-orientale di Sumy. Né come la durissima battaglia di Pokrovsk, sulla quale i soldati di Putin sono tornati a investire forze e mezzi e che per gli ucraini potrebbe portare a un arretramento significativo e molto pericoloso per la tenuta del fronte orientale.
Nascono senz’altro da questa esigenza le due misure firmate ieri da Zelensky rispetto alla coscrizione. D’ora in poi anche agli over 60 sarà permesso di arruolarsi su base volontaria e agli specializzandi di medicina (con i requisiti psico-fisici necessari) sarà imposto l’addestramento e l’ingresso nei riservisti. Ma se il presidente ucraino continua ad approvare misure per far fronte al prolungarsi del conflitto ed elogia la decisione di Trump di restringere l’ultimatum dai 50 giorni iniziali (ovvero, fine agosto), a 10-12 giorni da ieri, per la “chiarezza e la determinazione” che potrebbe - a suo modo di vedere - “portare a una pace reale proprio al momento giusto”, i servizi segreti russi annunciano l’ammutinamento imminente.
Per l’intelligence di Mosca per l’estero (Srv), infatti, si sarebbe tenuto un “incontro segreto” sulle Alpi durante il quale delle delegazioni ristrette di Usa e Gran bretagna avrebbero concordato con l’attuale braccio destro di Zelensky, Andriy Yermak, e con il potente capo dei servizi segreti militari ucraini (Gru), Kyrylo Budanov, la sostituzione del presidente in carica con l’ex comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny. In cambio i due avrebbero ottenuto “la promessa di mantenere i loro attuali incarichi e di tenere in considerazione i loro interessi”. L’Srv non chiarisce con quali modalità e tempi dovrebbe avvenire questo golpe bianco ma sostiene (in una nota pubblicata dall’agenzia russa Tass) che “la sostituzione di Zelensky è diventata la condizione per rinnovare le relazioni di Kiev con i partner occidentali, in primis con gli Usa, e per la continuazione degli aiuti occidentali”.











