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di Alberto Flores D’Arcais

La Repubblica, 4 aprile 2022

Il Rapporto di Human Rights Watch. La Ong sta raccogliendo prove di massacri, stupri, giustizia sommaria nel conflitto ucraino: potranno essere usate per portare davanti ai tribunali internazionali mandanti ed esecutori. Tra i crimini circostanziati l’eccidio consumato nella cittadina a 30 chilometri da Kiev

Bucha come Srebrenica, come le stragi naziste in Europa. Sui social network le terribili immagini dei civili (anche bimbi) assassinati, delle donne stuprate e bruciate dalla barbarie dei soldati russi, suscitano inevitabili paragoni con i crimini di guerra che l’Europa ha già visto nel secolo scorso. In ogni angolo dell’Ucraina martoriata dai bombardamenti, dalle deportazioni e da saccheggi e ruberie, operatori umanitari e reporter raccolgono con l’aiuto della popolazione locale una documentazione che - quando la guerra sarà finita - diventerà una prova: quella che serve per incriminare al tribunale dell’Aja Putin e chi sul terreno ha violato ogni legge dell’umanità, diventando autore (la responsabilità è individuale) di crimini di guerra.

Ancor prima di Bucha (e di quello che purtroppo vedremo nei prossimi giorni nelle aree dove i russi si sono ritirati) Human Rights Watch (Hrw) ha documentato diversi casi in cui le forze militari russe hanno commesso violazioni delle leggi di guerra contro i civili nelle zone occupate (Chernihiv, Kharkiv, la capitale Kyiv). Casi di stupro ripetuti, casi di esecuzione sommaria, violenze illegali e minacce contro i civili avvenuti tra il 27 febbraio e il 14 marzo 2022.

Per Hugh Williamson, direttore per Europa e Asia Centrale di Hwr “lo stupro, l’omicidio e altri atti violenti contro persone sotto la custodia delle forze russe dovrebbero essere indagati come crimini di guerra; i casi che abbiamo documentato ammontano a indicibili, deliberate crudeltà e violenze contro i civili ucraini”.

Eccone alcuni, provati da testimonianze e precisa documentazione:

27 febbraio - Le forze russe nel villaggio di Staryi Bykiv, nella regione di Chernihiv, hanno radunato almeno sei uomini e successivamente li hanno assassinati.

4 marzo - Le forze russe a Bucha, circa 30 chilometri a nord-ovest di Kiev, hanno radunato cinque uomini e uno di loro è stato giustiziato sommariamente con un colpo alla nuca.

4 marzo - Un uomo di 60 anni e suo figlio sono stati salvati da un soldato russo dopo che un altro soldato di Putin aveva minacciato di ucciderli a Zabuchchya, villaggio a nord-ovest di Kiev.

6 marzo - I soldati russi nel villaggio di Vorzel, circa 50 chilometri a nord-ovest di Kiev, hanno lanciato una granata fumogena in un seminterrato, poi hanno sparato a una donna e a un ragazzo di 14 anni mentre uscivano dal seminterrato dove si erano rifugiati.

13 marzo - Una donna è stata ripetutamente violentata da un soldato russo in una scuola nella regione di Kharkiv dove lei e la sua famiglia si erano rifugiati. I soldati russi sono anche implicati nel saccheggio di proprietà civili (cibo, vestiti, legna da ardere. motoseghe, asce, benzina), abusi che sono considerati crimini in tempo di guerra.

Tutte le parti coinvolte nel conflitto armato in Ucraina sono obbligate a rispettare il diritto internazionale umanitario e le leggi di guerra, comprese le Convenzioni di Ginevra del 1949, il primo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra e il “diritto internazionale consuetudinario”. Leggi che proibiscono “l’uccisione intenzionale, lo stupro e altre violenze sessuali, la tortura e il trattamento disumano dei combattenti catturati e dei civili in custodia, il saccheggio e la razzia”. Chiunque “ordini o commetta deliberatamente tali atti o li aiuti e favorisca, è responsabile di crimini di guerra” e i comandanti delle forze “che sapevano o avevano ragione di sapere di tali crimini, ma non hanno tentato di fermarli o di punire i responsabili, sono penalmente responsabili di crimini di guerra”.

Fred Abrahams, che guida il ‘research staff’ di Human Rights Watch invita tutti quelli che possono a preservare prove e documentazioni di eventuali crimini di guerra: “Se le fosse comuni a Bucha o altrove saranno confermate, un punto è cruciale: vanno conservate fino all’organizzazione di un’esumazione professionale. Le famiglie o le autorità che vogliono una rapida sepoltura, per quanto sia comprensibile, distruggeranno le prove. Vanno invece trattate come scene del crimine”.

Crimine di guerra è anche l’uso di mine (a Bucha i russi le hanno messe anche nei cadaveri dei civili da loro assassinati). Per Kenneth Roth, Executive Director di Human Right Watch, “il fatto che la Russia non abbia ratificato il trattato che vieta le mine terrestri non giustifica l’uso di queste armi indiscriminate da parte delle sue forze. Le armi indiscriminate sono vietate anche dalle Convenzioni e dai Protocolli di Ginevra che la Russia ha ratificato”.