di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 10 febbraio 2023
Lui è già entrato nella storia perché è il primo nero diventato ministro degli Esteri della Gran Bretagna: James Cleverly ha trascorso gli ultimi due giorni a Roma, assieme al collega della Difesa Ben Wallace, per incontrare in occasione del Forum Pontignano gli omologhi italiani Tajani e Crosetto e coordinare la linea di Londra e Roma sull’Ucraina e altri quadranti internazionali. Un vertice a quattro senza precedenti che testimonia l’attenzione britannica verso il nostro Paese.
Signor ministro, la Gran Bretagna guida il “partito della vittoria”, che punta al successo militare dell’Ucraina sulla Russia: ma nell’opinione pubblica italiana è forte il desiderio di vedere un termine allo spargimento di sangue...
“Capisco il desiderio naturale di voler vedere questo conflitto giungere alla fine, ma i tentativi di trovare un accordo con Putin in passato hanno dimostrato che lui continuerà a spingere finché non verrà fermato. Lui ha continuato ad attaccare e a usare la violenza per anni e ora ha mostrato al mondo la sua massima ambizione, che è sradicare l’Ucraina e creare un più ampio impero russo”.
E come pensate di fermarlo?
“Dobbiamo sostenere l’Ucraina fino al suo successo, altrimenti il messaggio che mandiamo a Putin e a chiunque altro ci osservi è che non abbiamo la determinazione: e credo che questo renderebbe il mondo un posto più pericoloso”.
La Gran Bretagna ha ventilato la fornitura a Kiev di jet: chiedete all’Italia di fare lo stesso?
“Abbiamo deciso che il modo migliore di portare a conclusione questo conflitto è dare agli ucraini gli equipaggiamenti di cui hanno bisogno per vincere la guerra rapidamente: questo è il modo migliore per ridurre lo spargimento di sangue. Incoraggiamo tutti i nostri amici nel mondo a fare la stessa cosa: questa è una conversazione che avremo non solo con l’Italia”.
Come giudica il ruolo del nostro Paese?
“L’Italia, sia con questo governo sia con quello precedente, è stata forte e decisa nella posizione che ha preso: e questo dimostra l’importanza della voce italiana attorno al tavolo internazionale”.
C’è chi teme un’escalation della guerra fino al rischio di un conflitto nucleare...
“La domanda che mi pongo, e che chiedo ai nostri amici di porsi, è questa: se capitoliamo perché un Paese con armi nucleari ci minaccia, il messaggio che mandiamo a ogni Paese che ha armi atomiche o che tenta di acquisirle è che se minacci queste cose, allora puoi fare quello che vuoi. Dobbiamo capire che questi discorsi sono inevitabili: non significa che l’escalation è inevitabile, ma le minacce sono inevitabili”.
Una pace giusta include processare i leader russi davanti a una corte internazionale?
“Dobbiamo avere un meccanismo per chiedere conto alle persone. Ci sono stati crimini di guerra e atrocità ben documentati: non possiamo, non dobbiamo e non lasceremo che queste azioni avvengano senza chiederne conto. E questo deve valere non solo per i soldati sul terreno, ma anche per le persone in alto nella catena di comando”.
Fino al vertice supremo?
“Bisogna andare fino al vertice più alto. Questo è ciò che stiamo discutendo con gli ucraini e i nostri partner internazionali: non ho dubbi che nei miei incontri con i ministri italiani di Difesa ed Esteri ciò sarà in discussione. Ne stiamo parlando con la Corte internazionale dell’Aia e nelle capitali in cui mi reco: il messaggio che mandiamo è che se violi le leggi umanitarie, non lo puoi fare con impunità”.











