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di Corrado Zunino

La Repubblica, 8 giugno 2022

Nel territorio occupato di Kherson, Ucraina meridionale, immediatamente sopra la Penisola della Crimea, sono in corso - è la denuncia del governo ucraino - nuovi crimini di guerra. Violazioni collettive. La rappresentante permanente della presidenza ucraina in Crimea, Tamila Tacheva, ha detto, illustrando le sue parole con un rapporto, che a Kherson, la prima grande città presa dall’Armata russa, e nella sua regione seicento persone considerate ostili al nuovo regime sono state portate dalle truppe russe “in camere di tortura”. Lì seviziate per uno o due giorni e avviate verso un carcere in Crimea, territorio annesso da Putin nel 2014.

Contattata da Repubblica, la rappresentante governativa, che dall’inizio della guerra del 24 febbraio scorso ha dovuto lasciare la Crimea, ha detto: “Secondo le nostre informazioni, seicento persone sono detenute in scantinati appositamente attrezzati in tutta la regione, la metà sono nei seminterrati nella città di Kherson”. Ha spiegato, quindi: “Sono principalmente giornalisti e attivisti che hanno organizzato manifestazioni filo-ucraine a Kherson e nella regione dopo che le truppe russe avevano occupato il territorio. Sono trattenuti in condizioni disumane”. Sono durate settimane le manifestazioni di protesta in questa parte dell’Ucraina meridionale. Il 19 aprile da Kherson è sparito l’ex sindaco Vladimir Mikolaenko, caduto in una probabile trappola dopo l’invito di un amico. E, ancora, dieci giorni prima era stato denunciato il rapimento dell’ex capo dell’amministrazione regionale Andrey Putilov, probabilmente deportato in Crimea.

La stessa Tacheva ha riferito che gli oppositori detenuti nelle stanze di tortura “vengono poi deportati nelle prigioni della Penisola”. In particolare, verso il carcere Sizo di Simferopol, dove le autorità russe hanno chiuso un blocco destinandolo ai prigionieri ucraini e proibendo ogni visita esterna. Il dossier della rappresentante dell’Ucraina è dettagliato e basato su molte testimonianze, “rese da chi ha subito torture e si è piegato o dai parenti di chi è scomparso. Sono tutte verificate”. In alcuni casi le “tecniche di profilassi” adottate - così sono chiamate le torture in questi centri di detenzione - sono state rese pubbliche dagli stessi militari russi per spaventare altri attivisti e far loro abbandonare ogni forma di protesta.

Diverse persone sono state trattenute - in media per uno o due giorni - nell’edificio correzionale numero 90 di Kherson, detto Nord, quindi nel palazzo dell’amministrazione regionale, sempre nel capoluogo dell’oblast, e in quello degli ex servizi segreti ucraini. Diversi “i centri di detenzione e tortura” avvistati nelle città minori: il dipartimento di polizia di Nova Khakovka, ancora un edificio a Kalanchak, un “centro di ricreazione” lungo il Fiume Dnipro occupato dall’esercito russo e la scuola numero 17 di Henichesk, cittadina marittima. Tra coloro che sono stati fermati e portati nei centri di tortura, dice il dossier, ci sono, anche persone fuggite dalla Crimea dopo l’occupazione del 2014, tra cui i leader dei Tatari, stanziati nel territorio di Genichesk, diversi soldati che hanno combattuto in queste stagioni nel Donbass, politici locali e i loro familiari: “Tutti quelli che rifiutano di collaborare con il nuovo governo”.

Tamila Tacheva cita episodi e nomi: “Sono stati rapiti, uno dopo l’altro, i fratelli Edem e Refat Asanov, che per un mese non si erano fatti trovare dall’esercito russo. Con un raid nella casa del più grande, nel villaggio di Schastlyvtseve, il 2 maggio, senza aver trovato prova della sua presunta eversione, i russi lo hanno costretto a seguirli. Il giorno dopo è toccato al fratello minore. Entrambi sono spariti”. Due militanti di 52 e 63 anni sono stati prelevati e interrogati con l’accusa di far parte del Crimean Tatar Battalion. Iryna Gorobotsova è scomparsa il 13 maggio, nel giorno del suo compleanno. Sui social condannava l’invasione e da un mese i familiari non sanno dove sia: “Sono gli stessi metodi che i russi hanno usato negli ultimi otto anni in Crimea”.