di Uski Audino
La Stampa, 11 maggio 2024
Berlino pronta a non rinnovare i permessi di soggiorno per aiutare Kiev. Anche Polonia ed Estonia d’accordo: “Servono uomini al fronte”. È finita la ricreazione. Una gran parte dei circa 860.000 uomini ucraini tra i 18 e i 59 anni, che hanno lasciato il loro Paese dopo l’invasione russa e trovato ospitalità in Europa, ora potrebbero essere rispediti in Ucraina per tamponare il disperato bisogno di Kiev di soldati da mandare al fronte. Polonia, Lituania e Germania sono pronte a interloquire con il governo ucraino per dare una mano, ma la situazione non è semplice. Si può mandare qualcuno in guerra contro la propria volontà? I polacchi hanno pochi dubbi. “Credo che molti polacchi siano indignati quando vedono giovani ucraini negli alberghi e nei Caffè e sentono quanto sforzo dobbiamo fare per aiutare il loro Paese” ha detto il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz a Polsat News television.
Il 24 aprile a Varsavia centinaia di ucraini hanno protestato davanti all’ufficio passaporti perché era stato negato loro il rinnovo del documento, ufficialmente per “problemi tecnici”. La questione in realtà era e rimane più complessa. A partire dal 23 aprile, il ministero degli Esteri ucraino ha deciso di sospendere i servizi consolari all’estero per i suoi cittadini di sesso maschile in età compresa tra i 18 e i 59 anni. Chi vorrà rinnovare il passaporto non potrà più passare dai consolati sparsi per l’Europa come da prassi, ma rientrare in Ucraina dove vige la legge marziale. “La permanenza all’estero non solleva un cittadino dai suoi doveri verso la Patria” e “il nostro Paese è in guerra”, ha scritto il ministro ucraino Dymitro Kuleba su X.
Il governo lituano è meno convinto dei vicini polacchi e ha fatto un passo avanti e uno indietro. All’inizio il titolare della Difesa Laurynas Kasčiūnas ha dichiarato che il suo Paese era pronto ad aiutare Kiev con i rimpatri ma la premier Ingrida Šimonytė, in un’intervista al Financial Times, ha gettato acqua sul fuoco: “Non organizzeremo deportazioni, né cercheremo uomini ucraini nel Paese perché questo non sarebbe legale”. Del resto l’Unione europea, nella direttiva emanata poco dopo l’invasione russa del 2022, garantisce ai cittadini ucraini lo status di protezione fino al 4 marzo 2025.
Problema risolto? No. Rimanere senza passaporto valido può rendere la vita difficile: non solo è impossibile spostarsi, ma anche avere un contratto di affitto o di lavoro diventa complicato. Vivere in Europa da non europei senza un documento valido è quasi impossibile. In Germania, per esempio, non possedere un documento sopra i 16 anni è illegale. Ecco che la scelta di Kiev apre a Berlino un autentico dilemma politico. Da una parte c’è poca disponibilità della Germania a costringere alla guerra persone che hanno cercato protezione sul suo territorio, dall’altro il governo Scholz - che si fa vanto di guidare il primo Paese in Europa per sostegno militare all’Ucraina - ha difficoltà a mettere in discussione la linea politica di Kiev.
Il dibattito sul destino di quei 256.000 ucraini residenti in Germania, secondo i dati dell’Ufficio federale per la Migrazione (Bamf), è aperto. Mesi fa il ministro della Giustizia Marco Buschmann aveva detto: “Non costringeremo le persone a prestare il servizio militare obbligatorio contro il loro volere”. Dopo la Seconda guerra mondiale, del resto, la Germania ha inserito l’obiezione di coscienza in Costituzione come un diritto fondamentale. Ieri però un collega dei liberali, Marcus Faber, ha sottolineato che “la mobilitazione di chi è sottoposto a obbligo militare è una responsabilità in primis dell’Ucraina”, quindi la Germania dovrebbe limitarsi a eseguire. Stessa posizione dell’esperto di Difesa dei conservatori della Cdu, Roderich Kiesewetter, secondo il quale “non dobbiamo pugnalare alle spalle gli sforzi dell’Ucraina”. Per l’ex co-leader dei verdi, Anton Hofreiter, invece, agli ucraini che non possono rinnovare il passaporto “è più sensato rilasciare documenti sostitutivi” perché “chi non si sente in grado di combattere non dovrebbe essere costretto a farlo”. La ministra degli Interni Nancy Faeser ha rimandato la questione a un incontro la prossima settimana dei ministri degli Interni dei Laender. La questione è in stand-by. Ma, c’è da giurarci, il dibattito è solo agli inizi.











