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di Federico Fubini

Corriere della Sera, 13 marzo 2022

l disegno di Vladimir Putin diventa più chiaro: cerca di terrorizzare la popolazione civile e spingere un numero sempre maggiore l’Unione per destabilizzare i nostri Paesi.

Nei primi sedici giorni dell’invasione sono fuggite dall’Ucraina 2,6 milioni di persone. Un milione e mezzo è ora in Polonia, mentre Ungheria, Slovacchia, Moldova e in parte minore la Russia si dividono gli altri. L’esodo è un fiume in piena che non rallenta, molto più rapido persino di quello dei profughi siriani negli anni più drammatici.

Che in tanti fuggano dà la misura della brutalità dell’aggressione e dell’indifferenza con cui i civili vengono coinvolti. Ma, dietro, si inizia a intravedere un progetto che va oltre il tentativo di soggiogare l’Ucraina. Non sarà sfuggito al Cremlino che ai ritmi attuali i profughi saranno cinque milioni a fine marzo, dieci milioni poco dopo Pasqua e così via. Un conflitto di qualche mese può generare una diaspora di dimensioni pari a una media nazione europea.

Gli ucraini stanno fuggendo dove si sentono al sicuro e dove tutti i governi - Italia inclusa - dovranno condividere lo sforzo di accoglierli. Non possono essere lasciati alle sole Polonia e Ungheria, anche se i loro governi avevano sempre rifiutato i richiedenti asilo del resto dell’Unione. Ma ora che la Russia inizia a bombardare anche l’Ovest del Paese - la via di fuga verso l’Unione europea - il disegno di Vladimir Putin diventa più chiaro. Anche dove l’Armata rossa è lontanissima dall’arrivare, cerca di terrorizzare la popolazione civile e metterla in fuga. Lavora per spingere un numero sempre maggiore di rifugiati verso l’Unione e fare di loro un’arma impropria per destabilizzare i nostri Paesi.

Niente nuovo, in fondo. Pochi mesi il dittatore bielorusso Aljaksandr Lukašėnka ha fatto le prove generali di questa forma di guerra ibrida, lanciando migliaia di afghani o iracheni contro la Polonia o la Lituania. Ora tutti coloro che fuggono saranno accolti e protetti. Ma fingere di non capire non è più possibile: l’aggressione all’Ucraina è un attacco - deliberato - all’ordine politico europeo.