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di Daniele Raineri

La Repubblica, 16 luglio 2022

Il nuovo rapporto dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa dice che i russi hanno attaccato la popolazione ucraina in modo sistematico e diffuso, con azioni frequenti che includono “uccisioni, sequestri, stupri e la deportazione su larga scala”.

Ieri l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha pubblicato un secondo rapporto sull’Ucraina che riguarda i crimini di guerra commessi dai soldati russi nei territori occupati. Questo tipo di rapporti cerca di stabilire quello che è successo davvero con indagini a freddo, quando ormai l’ondata delle notizie e dei reportage - che non possono essere così completi perché sono prodotti in molto meno tempo - è passata.

Il rapporto Osce dice che i russi hanno attaccato la popolazione ucraina in modo sistematico e diffuso, con azioni frequenti che includono “uccisioni, sequestri, stupri e la deportazione su larga scala”. Per questo le atrocità commesse dai soldati russi possono essere definite anche dal punto di vista legale “crimini contro l’umanità”, e questo è un fatto importante perché dove ci sono crimini contro l’umanità prima o poi è possibile aprire un processo.

La missione Osce scrive nel rapporto che gli invasori hanno deportato un milione e trecentomila civili ucraini in Russia contro la loro volontà e che decine di migliaia di persone sono passate nei centri di cosiddetto filtraggio, dove i russi fanno interrogatori e indagini personali sui deportati prima di trasportarli verso est.

Il numero dei deportati ucraini in Russia non è mai stato stabilito con certezza, il governo ucraino sostiene che siano due milioni, ora l’Osce dice che sono un milione e trecentomila. Di fatto, è un numero altissimo. Il rapporto avverte che duemila bambini ucraini che erano in orfanotrofi e ospedali sono stati portati in Russia, anche se hanno parenti in Ucraina e anche se in alcuni casi erano temporaneamente separati dalle famiglie soltanto per ragioni mediche.

Gli esperti scrivono che le forze russe sono responsabili per l’uccisione organizzata e pianificata di civili a Bucha, trovati con le mani legate dietro la schiena. In un campo estivo a Bucha ci sono “camere di tortura separate da pareti in cemento, inclusa una stanza che sembra essere stata usata per le esecuzioni con fori di proiettili sulle pareti”.

In un’altra stanza dove gli esperti hanno trovato prove di torture e di waterboarding c’erano cinque cadaveri, con ustioni, lividi e tagli - dice il rapporto. In un villaggio di Bucha i corpi di diciotto tra uomini, donne e bambini erano in una cantina. Ad alcuni, nota il rapporto, “avevano tagliato le orecchie e ad altri avevano cavato i denti”. L’indagine dell’Osce nota che i rapporti che denunciano stupri contro donne e ragazze sono diventati “abbondanti”, soprattutto nei territori occupati di recente, e ci sono casi di violenze di gruppo. I soldati russi hanno anche usato i civili ucraini come scudi umani. “A marzo hanno obbligato trecento persone a vivere chiuse dentro il piano interrato di una scuola per venticinque giorni a Yahidne (nella regione di Chernihiv) per proteggere una base militare russa lì vicino”.

Il rapporto affronta anche il tema del servizio militare forzato: i russi obbligano all’arruolamento tutti i maschi fra i 18 e i 65 anni di età nelle aree sotto il loro controllo del Donbass e nelle regioni di Kharkiv, di Kherson e Sumy. E quindi, di fatto, a combattere la guerra ordinata dal Cremlino.