sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marco Bentivogli

La Repubblica, 13 ottobre 2022

Le manifestazioni pacifiste a Roma e a Milano saranno sotto l’ambasciata russa perché non si possono nascondere le responsabilità di Vladimir Putin.

C’è una parte del Paese che non confonde la pace con l’equidistanza, l’aggredito e l’aggressore. Che non confonde la pace con il “voglio essere lasciato in pace”, con chi pensa che la libertà e la democrazia siano un’eredità irreversibile da dare per scontata. L’assuefazione, quella sì occidentale, per cui, in fondo, la nostra condizione è più in discussione a causa degli ucraini che resistono ad un’invasione piuttosto che per i disegni criminali di Vladimir Putin. A questo stato d’animo si aggancia il furbesco tentativo, tutto politico, di azzerare le responsabilità. Siamo nati dalla resistenza al nazifascismo, siamo gli stessi che hanno sostenuto i vietnamiti contro l’invasione americana, i curdi e tutti i popoli vittime di aggressioni e genocidi. Possiamo essere indifferenti al diritto alla resistenza di un popolo?

Non appartiene agli autentici costruttori di pace il riflesso pavloviano per cui da un lato si dimenticano tutti i conflitti nel mondo e dall’altro ci si sveglia e mobilita solo quando si pronuncia la parola “Nato”. La pace viene tradita dagli equivoci, dalle ambiguità. Benedetto XVI e Francesco dicono che non c’è vera pace senza verità, a cui aggiungiamo che non c’è verità senza libertà. I costruttori di pace non sono i notai delle invasioni, non chiedono ai popoli di arrendersi agli invasori e soprattutto non confondono la pace con la resa.

Con il percorso del Mean, Movimento Europeo Azione Nonviolenta, che unisce persone e associazioni, da marzo siamo in campo con iniziative in Italia, a Kiev e a Leopoli, per riaprire uno spazio di costruzione della pace che non può essere delegato ai governi, che va realizzato con la cooperazione permanente dei mondi vitali della società civile.

La nostra iniziativa di oggi (13 ottobre) a Roma e di domani (14 ottobre) a Milano non è più pacifista o meno di altre, è chiara, saremo sotto l’ambasciata russa perché non si possono nascondere le responsabilità di Putin. E per questo chiediamo il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino. L’escalation, le rinnovate minacce nucleari, come l’indisponibilità a negoziare sono responsabilità di Mosca.

Non serve lo scontro tra piazze, anzi non sarebbe male una base comune che tenga insieme il movimento contro tutte le guerre. Ma serve chiarezza. Bisogna tenere la pace al riparo dalle strumentalizzazioni di chi la vede come un terreno della periodica resa dei conti nel centro-sinistra. Di chi cerca nel genericismo delle piattaforme l’occasione di nascondere le proprie ambiguità sulla collocazione internazionale del Paese e dei propri legami con Putin. Gli stessi che erano atlantisti solo quando Trump guidava l’amministrazione americana, nel periodo (2018) in cui al governo del nostro Paese non solo confermò l’aumento delle spese militari del 2% ma dichiarò che non erano peregrine le richieste dello stesso Trump di arrivare fino al 4%.

C’è una guerra che, in parallelo, Putin conduce da anni, attraverso le campagne di disinformazione e il sostegno alle forze nazional-populiste. Abbiamo visto alcune fragilità nel nostro sistema di informazione (e non solo) che in nome di un finto pluralismo e neutralità sono al servizio della propaganda imperialista di Mosca. La parabola di questi regimi prevede sempre la curvatura verso la guerra dopo la cancellazione della libertà. Mettiamo insieme le persone, tutte, per la pace e contro i regimi autoritari.