di Antonio Stango
La Repubblica, 27 marzo 2021
Kiev ha invitato tutti gli Stati partner a partecipare a un forum che adotti un percorso strategico per porre fine all'occupazione della penisola. Il lancio è previsto per il 23 agosto. Un passo necessario: l'alternativa sarebbe solo l'accettazione di una "legge del più forte".
In uno scenario globale su cui sembrano soffiare venti di una nuova guerra fredda, sono passati sette anni da quando, il 18 marzo 2014, Vladimir Putin firmò un "Trattato sull'annessione della Crimea alla Federazione Russa": solo due giorni dopo il preteso "referendum" inscenato nella penisola ucraina militarmente occupata, considerato illegittimo dal Consiglio d'Europa, dall'Unione Europea, dall'Assemblea Generale dell'Onu e dalla maggior parte degli Stati membri.
Nell'anniversario, i ministri degli Esteri del G7 e l'Alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune hanno condannato "le continue azioni della Russia per minare la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza dell'Ucraina", aggiungendo che i tentativi della Russia di legittimare l'annessione "non sono e non saranno riconosciuti", con la conferma delle sanzioni in atto contro la Russia. La dichiarazione del G7 e dell'UE condanna inoltre le violazioni dei diritti umani da parte delle forze occupanti, in particolare contro i tatari di Crimea: il gruppo etnico considerato indigeno, la cui etnogenesi in quel territorio risale al XIII secolo.
Il khanato di Crimea - Il khanato di Crimea era stato per circa trecento anni uno Stato indipendente, anche se a lungo sotto protettorato ottomano. In effetti, già la prima annessione da parte di quello che allora era l'impero russo, nel 1783, avvenne in violazione di un accordo internazionale: il trattato di pace di Küçük Kaynarca, che poneva fine a una lunga guerra russo-turca e affermava l'indipendenza del khanato. Ai tatari restava però almeno la possibilità di rimanere nella propria terra ancestrale, seppure presto ridotti a minoranza; ma nel 1944 tutti i circa 193.000 tatari di Crimea (come altre popolazioni accusate collettivamente di collaborazione con gli invasori tedeschi) furono deportati da Stalin in Asia centrale. Decine di migliaia di loro morirono durante il trasferimento o in pochi anni per le durissime condizioni di vita.
Il movimento per il ritorno in Crimea delle famiglie deportate, iniziato dopo la morte di Stalin, poté divenire consistente solo dal 1989. In quell'anno ebbi l'opportunità di ospitare in un convegno a Roma sulla crisi sovietica della politica delle nazionalità la leader di quel movimento, Aishe Seitmuratova - perseguitata in epoca sovietica e ancora oggi, a 84 anni, un punto di riferimento per il suo popolo. Con l'indipendenza dell'Ucraina, nel 1991, i tatari di Crimea - che intanto erano tornati ad essere circa 150.000, ovvero intorno al 10 per cento della popolazione di allora della penisola - ne divennero cittadini, mentre la regione ebbe lo statuto di "Repubblica autonoma".
I tatari perseguitati - Da sette anni, se l'amministrazione occupante reprime qualsiasi cenno di protesta come se si trattasse di "terrorismo", la minoranza tatara è oggetto più degli altri di arresti, processi iniqui, pesanti condanne, trasferimenti in centri detentivi in territorio russo. Su 230 prigionieri politici e perseguitati penalmente durante questo periodo, 158 sono tatari (71 detenuti in centri dell'Fsb - l'ex Kgb); e il Crimean Tatar Resource Center ha segnalato 13 sparizioni e 21 uccisioni di membri della loro comunità.
Tutto questo ha portato a un'ondata di spostamenti di tatari verso altre regioni dell'Ucraina (almeno 40.000, oltre a circa 100.000 ucraini), mentre sono giunti ufficialmente circa 247.000 russi: in realtà, secondo il governo ucraino, centinaia di migliaia in più - in gran parte militari, burocrati, operai nella cantieristica, con le rispettive famiglie. È quindi in corso un drastico cambiamento della composizione demografica di un territorio occupato, in violazione di precise norme di diritto internazionale; e fra le conseguenze della sovrappopolazione indotta c'è anche una grave insufficienza delle risorse idriche in una terra piuttosto arida, con l'incapacità dell'amministrazione occupante di garantire approvvigionamenti sufficienti.
La Piattaforma della Crimea - In questo quadro, l'Ucraina ha invitato tutti gli Stati partner a partecipare a una "Piattaforma della Crimea": un forum di analisi e di discussione, aperto dal livello dei capi di Stato e di governo a quello di parlamentari, esperti e associazioni non governative, che adotti un percorso strategico di azioni congiunte per la fine dell'occupazione e l'effettivo ristabilimento in Ucraina della Repubblica Autonoma di Crimea e della città a statuto speciale di Sebastopoli. Il lancio è previsto per il 23 agosto - trentennale della stesura della Dichiarazione di Indipendenza dell'Ucraina dall'Unione Sovietica. I princìpi e lo spirito di allora sono oggi aggrediti da più parti; ma occorre ormai riportarli con decisione al centro della politica internazionale, poiché l'alternativa alla prevalenza del Diritto sarebbe solo l'accettazione di una "legge del più forte" che l'umanità ha già tragicamente sperimentato.










