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udinetoday.it, 2 agosto 2025

In questi mesi giunge al termine una riqualificazione durata anni: vi portiamo in via Spalato, nell’ex sezione femminile, per vedere le immagini di come è cambiata e immaginare le possibilità per quando i lavori saranno conclusi. C’è meno freddo “al fresco”, in via Spalato. Sta giungendo al termine la riqualificazione dell’ex sezione femminile del carcere, in disuso dai primi anni Duemila: l’edificio che una volta ospitava le donne recluse a Udine è stato ripensato in un progetto durato più di quattro anni, che ha visto nascere nuove stanze per i colloqui in presenza, un’infermeria migliorata, una biblioteca e un’aula scolastica, ma anche un teatro e un campo da calcio, dal quale si attendono grandi partite.

Un grande passo in avanti sulle libertà dei detenuti è poi rappresentato dalle stanze dell’affettività: a differenza delle love room, già presenti in molte carceri del Nord Europa, che consentono di avere rapporti fisici con i partner, queste permetteranno di mantenere i contatti con la famiglia all’esterno (partner e bambini) tramite visite in un ambiente meno controllato e più accogliente. Il progetto, che sta ancora giungendo a compimento, è stato presentato nella mattinata di ieri in via Spalato, alla presenza di molti membri della maggioranza comunale e dell’opposizione regionale.

Chi ha spinto per il rinnovamento - La rinata casa circondariale è il risultato dell’impegno durato due mandati da parte dei Garanti dei detenuti - prima Franco Corleone, poi Andrea Sandra -, ma anche e soprattutto dell’associazione Icaro e della galassia di volontari e associazioni che operano in carcere, in stretta e “non scontata” collaborazione con la direzione. Durante la presentazione si è ricordata poi la figura di Maurizio Battistutta, primo Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Udine e in prima linea già da prima del 2012, anno della sua nomina a larga maggioranza, nella lotta prodromica agli ammodernamenti che presto arriveranno a conclusione. Già da settembre dovrebbero essere operative le stanze per i colloqui in presenza, mentre per la nuova sezione di semilibertà e il teatro si dovrà attendere gennaio: quest’ultimo conterà un centinaio di posti e permetterà anche agli esterni di partecipare agli spettacoli.

Manca un reinserimento in società - Nonostante la struttura abbia un nuovo volto, al suo interno restano ancora molti problemi. Lo stesso Corleone aveva dichiarato, introducendo la costruzione del teatro, che la riqualificazione poteva funzionare solo se si fosse risolto il sovraffollamento: oggi, infatti, non solo il personale soffre un grave deficit, ma i detenuti sono molti di più della capienza ed è difficile evitare le celle numerose.

Soprattutto, se sappiamo che a livello nazionale le statistiche sulla recidiva si invertono con la presenza all’esterno di opportunità lavorative e sociali, chi battaglia per la rieducazione e il reinserimento è ancora lontano dalla vittoria: il Friuli Venezia Giulia, ad oggi, offre pochissime alternative per chi esce dal carcere. Le autorità presenti all’inaugurazione, come ha fatto notare ancora Corleone, “hanno fatto discorsi non rituali”, ma all’esterno “casa, lavoro e cittadinanza competono alla Regione e al Comune”, che dovranno trovare come supplirvi per garantire anche ai detenuti stranieri di non restare reclusi fino all’ultimo giorno.