ilfriuli.it, 1 giugno 2022
In Sala Ajace firmato il protocollo d’intesa tra la Direzione Casa circondariale, il Comune, il Garante dei diritti dei detenuti, il Cpia e l’Associazione Icaro. Ieri mattina in Sala Ajace è stato firmato il protocollo d’intesa tra la Direzione della Casa circondariale, il Comune di Udine, il Garante dei diritti dei detenuti, il Cpia - Centro provinciale istruzione adulti e l’Associazione Icaro.
Il documento intende perseguire gli obiettivi dichiarati dal Manifesto Unesco delle biblioteche pubbliche che riconoscono la biblioteca quale servizio disponibile a tutti i cittadini, compresa la popolazione carceraria, sottolineando la necessità d’integrare i servizi bibliotecari del territorio istituendo dei servizi dedicati ai detenuti. Lo scopo del servizio è quello di favorire l’accesso delle pubblicazioni delle biblioteche del territorio da parte della popolazione carceraria, ma anche di organizzare e implementare quella dell’Istituto penitenziario.
A tal fine, avvalendosi della collaborazione dell’Associazione Icaro e del Cpia s’intendono promuovere iniziative culturali rivolte alla popolazione detenuta. La Direzione della Casa Circondariale inoltre, oltre a mettere a disposizione locali, arredi e attrezzature, si impegna a prevedere tra le figure dei lavoranti quella di bibliotecario. A sua volta la Biblioteca si impegna a garantire il prestito dei documenti del proprio patrimonio e a incrementare il patrimonio documentario della Biblioteca carceraria attraverso le donazioni di cui dovesse beneficiare.
La sottoscrizione del presente protocollo integra ulteriori misure di prevenzione e “recupero sociale” promosse dal Comune di Udine attraverso una specifica convenzione siglata con il Tribunale di Udine per l’accoglimento, presso la Biblioteca Civica e i Musei cittadini, di lavoratori di pubblica utilità, “messi alla prova”.
Si tratta di una forma di risarcimento alla collettività in base alla quale, su richiesta dell’imputato, il giudice può sospendere il procedimento e disporre la messa alla prova subordinato all’espletamento dì una prestazione di pubblica utilità. Il lavoro di pubblica utilità consiste in una prestazione non retribuita in favore della collettività, nel rispetto delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative dell’imputato.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è un’opinione ma quel che scrive la Costituzione, all’articolo 27. Ed è da qui che bisogna ripartire anche a Udine, secondo il Garante dei detenuti, la Società della Ragione e l’associazione Icaro, organizzatori del seminario di studi ospitato in sala Ajace, a cui ha portato il saluto il Presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin.
Noi istituzioni - ha detto la massima carica dell’Assemblea legislativa - abbiamo responsabilità generali che vanno al di là del gruppo che rappresentiamo, ed è soprattutto una responsabilità nei confronti degli ultimi, di chi sta indietro. A riempire le carceri oggi in Italia, generando un problema di sovraffollamento più volte segnalato anche a Udine - ha proseguito la Presidenza - è quasi sempre la povera gente, persone condannate per reati minori, che poi spesso ci ricascano anche perché faticano a entrare nei meccanismi della giustizia e non possono permettersi avvocati importanti. Le istituzioni dovrebbero invece rendere più egualitario il nostro Paese, assolvendo il compito di favorire la convivenza civile.
Zanin ha accostato questa riflessione al celebre discorso di Pier Paolo Pasolini sui carabinieri e poliziotti figli del popolo, messi a raffronto con i terroristi rivoluzionari ma figli della borghesia. E al movimento di opinione che ha generato per la prima volta in Italia una legge di restituzione dell’onore ai fucilati per l’esempio, approvata all’unanimità l’anno scorso dal Consiglio regionale prendendo spunto dai fatti di Cercivento. Una battaglia, quest’ultima, portata avanti assieme a Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e oggi Garante dei detenuti a Udine, tra gli organizzatori del convegno udinese che per tutta la giornata ha messo a confronto l’esperienza di architetti, avvocati, rappresentanti di associazioni e terzo settore. Il seminario è stato dedicato a don Pierluigi Di Piazza, il sacerdote degli ultimi scomparso di recente. E può essere riassunto nell’auspicio formulato da Massimo Brianese, presidente della Società della ragione: l’obiettivo non è quello di avere nuove carceri, ma carceri nuove.










