di Camilla De Mori
Il Gazzettino, 30 maggio 2026
Cisint (Lega): “Non si deve fomentare il fanatismo”. Il presidente di Islam è luce: “Un progetto che vorremmo realizzare, non siamo radicali”. Stiamo cercando il modo per entrare anche dentro il carcere a dare assistenza spirituale ai detenuti di fede islamica”. Baba Crachi, presidente dell’associazione Islam è luce, un piccolo centro che ha sede nell’area di viale Ungheria a Udine, enuncia così uno dei progetti del sodalizio, che attualmente conta ufficialmente “cinque soci, ma siamo internazionali. Siamo aperti a tutti: fra di noi ci sono anche italiani oltre ad africani, afghani, pakistani e algerini”.
In un foglio, l’“associazione culturale e spirituale “Islam è luce” ha elencato il suo programma, fra cui figurano insegnamenti sull’Islam, confronto fra le diverse religioni, madrasa (ossia scuola islamica) per bambini, 5 preghiere quotidiane inclusa la preghiera del venerdì, accompagnamento di extracomunitari in Questura, distretti sanitari e uffici comunali, compilazione di documenti per chi non capisce l’italiano, accompagnamento ai colloqui di lavoro e, oltre ai consigli matrimoniali, “visite in carcere per consigliare i detenuti”, per l’appunto.
“Abbiamo scritto quello che abbiamo intenzione di fare. Vogliamo cercare il modo. Non siamo nascosti. Il vescovo di Udine è venuto a trovarci. Abbiamo registrato tutto in Agenzia delle Entrate, abbiamo un buon rapporto con i consiglieri di Udine. Siamo cittadini italiani, non clandestini”, premette Crachi. Le visite in carcere, spiega, non sono ancora una realtà, ma fanno “parte del nostro progetto. Stiamo cercando un modo per entrare anche in carcere. Abbiamo saputo che ci sono tanti giovani musulmani detenuti, che chiedono assistenza spirituale. Stiamo cercando il modo per entrare”. Il presidente dell’associazione Islam è luce spiega di essere entrato in contatto anche con la comunità cattolica. “Abbiamo parlato di organizzarci per andare insieme a pranzare dentro il carcere. Poi, da lì si cercherà un accordo per poter andare a visitare ogni tanto i detenuti, se possibile anche una volta a settimana, per dare consigli spirituali, non per predicare l’Islam. Noi non siamo radicali”.
Indirettamente, risponde così anche alle perplessità sollevate dall’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint, che parte proprio dal caso udinese e dal progetto di entrare in carcere per fare visita ai detenuti per partire all’attacco allargando l’orizzonte a una prospettiva più ampia e a una disamina molto più generale. Con un’interrogazione pronta a finire sul tavolo del ministro della Giustizia. “La radicalizzazione nelle carceri è oggi considerata uno dei principali fattori di rischio per il terrorismo interno in Europa. E noi lasciamo che siano pseudo-imam, provenienti anche da moschee fuori controllo a dispensare “consigli” ai detenuti? Questo accade perché manca ancora un’Intesa, come previsto dalla Costituzione, fra Islam e Stato italiano e regole chiare per disciplinare l’esercizio del culto islamico in Italia. Regole che invece sono contenute nel pacchetto “anti-radicalizzazione” che come Lega abbiamo elaborato e depositato Parlamento, che sta solo aspettando di essere approvato”, rileva Cisint.
L’europarlamentare rammenta che “la nostra proposta prevede, tra i vari punti, un registro nazionale dei ministri di culto, con controlli rigorosi su prerequisiti, formazione, finanziamenti, attività svolte e comportamenti. Perché oggi, in assenza di regole serie, il rischio è enorme: imam radicalizzati, privi di qualsiasi controllo, che già nelle moschee abusive diffondono messaggi incompatibili con i nostri valori, le nostre leggi e i principi democratici, finiscono così per indottrinare anche i detenuti stranieri. Significa trasformare le nostre carceri in luoghi in potenziali focolai di fanatismo”. Da qui la scelta di portare il caso in Parlamento: “Per questo, insieme ai colleghi della Lega che siedono in Parlamento, presenteremo un’interrogazione al Ministro della Giustizia per accertarci che tali soggetti non entrino nei nostri istituti penitenziari. Allo stesso tempo ribadiamo l’urgenza di approvare la nostra proposta di legge”.










