di Anna Dazzan
udinetoday.it, 30 ottobre 2024
Ancora un’azione civica per chiedere la risoluzione dei problemi igienico sanitari della prima sezione del carcere di Udine. Giovedì 7 novembre un seminario. A Udine c’è una voce che, da mesi, si alza costante per la risoluzione di una problematica lontana dagli occhi dei più, quella delle condizioni igienico sanitarie della prima sezione del carcere di Udine che soffre anche dell’ormai drammatico sovraffollamento. A portare avanti con costanza la richiesta di provvedere alla questione i due uomini che si sono avvicendati nel ruolo di garante dei detenuti di Udine, l’avvocato penalista Andrea Sandra, che ha raccolto il testimone da Franco Corleone. Quest’ultimo sempre in prima linea, non solo a parole, ma anche a fatti, ha rinnovato un’azione che già in passato lo aveva visto protagonista: il digiuno.
È lui a firmare e inviare una lettera, l’ennesima, alle istituzioni e alla cittadinanza: “Andrea Sandra ha inviato una lettera con la descrizione delle condizioni inaccettabili al Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria (Prap) e alla Direzione del Distretto della Asl: muffa e umidità sono presenti in un luogo chiuso, scopertura dei fili elettrici, mancanza dei tubi di scarico dei lavandini. La presenza dei detenuti più problematici e dei nuovi giunti rende esplosiva e ingovernabile la situazione. Si tratta di cinquanta prigionieri da liberare”, esordisce Corleone. Una prima risposta parla di un intervento “già programmato”.
Ma c’è un ma. Rimane il nodo della collocazione dei detenuti a causa del sovraffollamento ormai noto. “Il rischio è che una operazione di maquillage si risolva in un’operazione di facciata con sperpero di denaro, perché il lavoro indispensabile è di eliminare la risalita dell’umidità dal pavimento. Siamo fiduciosi che i tecnici del Provveditorato predisporranno rapidamente un progetto per il rifacimento della sezione in modo che non vi sia una patente contraddizione tra i lavori di ristrutturazione del carcere e un luogo fatiscente”, continua l’ex garante di Udine.
“Il diritto alla salute è definito dall’art. 32 della Costituzione come fondamentale e in carcere è essenziale per la vita delle persone private della libertà. È indispensabile il ridisegno del servizio di infermeria con la copertura medica e infermieristica nelle 24 ore e non rinviabile la predisposizione di spazi e strutture per la detenzione terapeutica per i soggetti con gravi patologie, anche per i soggetti con problemi di disturbi del comportamento e di salute mentale in modo che la magistratura di sorveglianza possa concedere misure alternative. La Asl deve compiere una ispezione e deve dichiarare ufficialmente se la struttura è agibile e rispondente alle norme igienico sanitarie di un servizio pubblica”, prosegue.
L’iniziativa popolare - “Già 124 donne e uomini hanno sottoscritto l’iniziativa del garante, dando la dimostrazione che esiste una comunità ricca di sensibilità. Io ho deciso di iniziare da domani un digiuno per sollecitare le decisioni opportune in modo che il 7 novembre al Seminario “Udine controcorrente. Una rivoluzione gentile” si possa presentare un orizzonte di cambiamento completo. Collettivamente si è deciso di indire una marcia silenziosa e nonviolenta dal Duomo al carcere il 21 dicembre per festeggiare la conclusione dei lavori del Polo culturale, didattico e di laboratorio e della nuova Biblioteca e per unire tutta la città. Per quella data ci auguriamo che i lavori di ripristino della Sezione del Piano Terreno siano iniziati. La crisi del carcere è pesante. La scommessa è dare un senso e una speranza a un mondo di emarginazione, povertà e disperazione. La società civile deve essere protagonista del reinserimento sociale dei condannati, rifiutando lo stigma senza fine”.











