di Franco Corleone*
Messaggero Veneto, 9 giugno 2021
Ho vissuto una bella esperienza all'interno della struttura di via Spalato, partecipando a un incontro con una delegazione dei detenuti che intendevano avanzare richieste per migliorare le condizioni di vita. Sono state due ore intense di scambio serrato con lo scopo non di una generica denuncia, ma con la volontà di individuare soluzioni ragionevoli e praticabili.
La direttrice Tiziana Paolini e la comandante Monica Sensales, oltre a mostrare un'intelligente disponibilità, hanno chiarito le difficoltà oggettive e i limiti non immediatamente superabili. Sono stato colpito dalla precisione dei dodici punti che sono stati scritti a mano (in carcere si scrive ancora a mano) in un documento che mi è stato consegnato alla fine della riunione. Il primo problema è rappresentato dal costo delle telefonate e dal sistema di autorizzazione anche per i colloqui con skype, che rende impossibile per molti stranieri mantenere i rapporti con le famiglie assai lontane, e il dodicesimo è rappresentato dall'esigenza di rapporti affettivi intimi come accade in tantissimi altri Paesi, anche nella vicina Slovenia. La scelta di queste due questioni all'inizio e come chiusura del cahier de doléances, può essere casuale, ma voglio interpretarla invece come il segno di una condizione di abbandono e l'invocazione a essere aiutati per uscire da una condizione di solitudine insopportabile. E che va contro i principi dell'ordinamento penitenziario e della Costituzione.
La fotografia che emerge è di un luogo in cui è presente tanta estrema povertà: anche l'euro dovuto per l'uso della lavatrice per alcuni è eccessivo; la richiesta di un kit di ingresso adeguato e la domanda di biancheria intima, di magliette e di scarpe è significativa così come l'invocazione del lavoro. Alcune sollecitazioni non dovranno cadere nel vuoto, ad esempio, l'individuazione di uno spazio per l'attività fisica e di attrezzi per il tempo libero. Segnalo infine la preoccupazione per le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria che rischiano di rendere difficile la convivenza in una struttura chiusa e sovraffollata e l'appello per l'accoglimento di alcune richieste di avvicinamento alle famiglie.
Ho approfittato dell'occasione di prima conoscenza per indicare le linee del mio impegno e ho annunciato che sarà presto costituito un "Consiglio dei detenuti" che mensilmente si riunirà con tutti i soggetti indispensabili, dai magistrati di sorveglianza agli avvocati, dall'Ufficio dell'esecuzione penale esterna ai volontari, dal servizio sanitario agli educatori, dagli insegnanti alle istituzioni, Comune e Regione. Sarà un tavolo di approfondimento con l'obiettivo di costruire un carcere dei diritti. Ho anche annunciato che è stato approvato un progetto di ristrutturazione del carcere che trasformerà la vita interna. Spero di non tradire la fiducia accordatami.
*Garante dei diritti dei detenuti nel carcere di Udine











