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di Lisa Zancaner


Il Gazzettino, 24 agosto 2020

 

Nel carcere di via Spalato l'emergenza non è il Covid, bensì il personale. Che non c'è. Manca un direttore, quello attuale è in carica a Belluno e può essere presente solo una volta alla settimana, c'è un solo educatore part time, oggi affiancato da un secondo educatore che, però, andrà in pensione a fine settembre. Pure lo psicologo non è integrato e si occupa solo delle urgenze. Il quadro, dipinto dalla garante dei diritti dei detenuti di Udine, Natascia Marzinotto pure lei in scadenza il prossimo anno non è certo roseo. E non è neppure una novità.

"È una situazione che mi preoccupa sostiene la garante soprattutto per l'assenza di personale nell'area educativa. L'utenza ad oggi è di 136 detenuti e un solo educatore non ce la fa a smaltire tutto il lavoro". Una mole di cui si è fatta carico la stessa Marzinotto, affrontando dai 15 ai 20 colloqui alla settimana con i detenuti per raccogliere le loro richieste.

"Anche la figura dello psicologo spero venga integrata presto, perché così non riesce a programmare le sedute continuative ed è un fatto grave prosegue io continuo ad andare in carcere e vedo che mancano i servizi. Se un detenuto vuole chiedere un permesso, la pratica non viene sbrigata e il risultato è quello di avere utenti che si agitano, si alterano, con molti casi di autolesionismo, soprattutto tra gli stranieri.

La carenza di personale crea inevitabili tensioni che si scaricano anche sugli agenti di polizia penitenziaria, sotto organico pure loro. "È chiaro precisa la garante che poi c'è tutta una rete che deve funzionare, dai servizi sociali all'Ater, altrimenti un detenuto che esce senza un sostegno rischia di essere abbandonato a sé stesso".

Una rete che si rende quanto mai necessaria in vista di un ulteriore progetto, l'attivazione di uno sportello informativo dentro il carcere, entro fine 2020. In piena pandemia, come sottolinea Marzinotto, "l'assistenza sanitaria è stata gestita molto bene e la situazione è sempre rimasta sotto controllo".

Non solo manca personale, ma anche i lavori sono fermi. In primis quello per creare l'articolazione psichiatrica completamente gestita da camici bianchi. 7 posti per tutto il Fvg a completa gestione sanitaria che, assieme a quella di Padova, è l'unica per tutto il Nordest. "I finanziamenti per questa Rems interna sono stati erogati ma sono fermi e non ne conosco le motivazioni e non credo siano collegate all'emergenza Covid".

Una struttura, questa, che non trova il parere favorevole di Marzinotto convinta che i casi psichiatrici "debbano essere seguiti in strutture apposite ed esterne", mentre preme per un'altra opera, quella per ristrutturare l'ex sezione femminile da destinare a attività comuni con un impegno di spesa di circa 600mila euro. Anche qui risorse disponibili ma lavori fermi.

"Oggi c'è un solo laboratorio per 10 persone e, con le normative Covid sul distanziamento, gli spazi sono ancora più ridotti, anche l'area dei colloqui è stata dimezzata". Tutto fermo pure per lo spazio bimbi, o meglio. Il progetto per le famiglie è già stato programmato con lo psicologo, ma l'area no. "Detenuti e figli hanno sofferto durante il lockdown a non vedersi e questo spazio diventa oggi ancora più importante".

Ad oggi i detenuti sono 136 su una capienza di 90, un altro problema cronico per il carcere di Udine, "ma se togliessimo gli 80 utenti oggi in carico al Sert, il carcere si svuoterebbe". Stando alle statistiche, a riempire il carcere sono ingressi per detenzione o piccolo spaccio, quasi il 30%, detenuti per cui si potrebbero prevedere pene alternative, più difficili da attuare per gli stranieri. "Sono il 50% dei detenuti".