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Messaggero Veneto, 20 luglio 2019


La denuncia, dopo una visita, dall'associazione "Antigone" "Spazi angusti e assenza di mediatori linguistici e culturali". Ancora un Sos dal carcere, stavolta lanciato dai rappresentanti dell'associazione "Antigone". Mercoledì scorso, nella casa circondariale cittadina, si è svolta una visita degli esponenti del sodalizio, attivo da 30 anni nel campo della tutela dei diritti delle persone detenute e, da quest'anno, con una propria sezione regionale anche in Fvg.

I due osservatori che hanno svolto la visita, membri del direttivo della sezione regionale, Francesco Santin e Valentina Pizzolitto, hanno riportato una situazione critica per quanto riguarda gli spazi detentivi, che necessitano di importanti lavori di ristrutturazione. È stata rilevata una capienza regolamentare di 38 posti letto, con 71 detenuti presenti, quasi il doppio del lecito. Particolarmente critica la situazione delle aree comuni e dedicate alla socialità, con spazi molto ridotti. Rilevante la totale assenza di mediatori linguistici e culturali.

A giorni sul sito dell'associazione (antigone.it) sarà possibile visionare la scheda completa e per avere maggiori dettagli sulla situazione nazionale degli istituti di pena è possibile consultare "Il carcere secondo la costituzione", il 15º rapporto di "Antigone" sulle condizioni di detenzione in Italia. La situazione intollerabile, a Pordenone, era stata già denunciata, alla fine del mese scorso, dai sindacati degli agenti di polizia penitenziaria. Quando fuori le temperature superano i 30 gradi il Castello, struttura antica col tetto in legno, diventa una fornace. Tredici le celle, con una media di più di 5 occupanti. In ognuna un solo bagno. Le docce, tutte nello stesso locale, sono quattro, nonostante dal 2001 una legge dello stato ne prescriva una per camera detentiva. Dalle 8 alle 18, in regime di cosiddetta "sorveglianza dinamica", i detenuti circolano in spazi comuni, ognuno al suo piano, sorvegliati dagli agenti di custodia, sempre meno. Dalle 18 alle 8 si torna dietro le sbarre. E ogni giorno si ricomincia. Sperando che qualcuno prenda in mano e risolva una volta per tutte questa situazione di mancato rispetto dei diritti umani.