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di Claudio Tito

La Repubblica, 29 marzo 2022

Accolti già 3,8 milioni, di cui due in Polonia. Si rafforza il sostegno agli Stati, previsti anche incentivi ai trasferimenti. Lamorgese: “Valutiamo contributi alle persone”. Il Consiglio europeo ha confermato ieri il via libera al Piano di aiuti per i profughi ucraini. Nuovi fondi da assegnare ai Paesi ospitanti, stanziamenti diretti ai rifugiati e incentivi al trasferimento dai Paesi di primo arrivo.

La lettera inviata dai governi tedesco e polacco, dunque, ha sortito l’effetto desiderato. E, forse, per la prima volta è scattata una mobilitazione collettiva nella gestione di un flusso migratorio senza precedenti. I ministri degli Interni dell’Ue hanno quindi approvato le misure per affrontare l’emergenza e la Commissione europea sta valutando “proposte aggiuntive”, rispetto ai 3,5 miliardi già resi disponibili, per rafforzare il sostegno finanziario diretto agli Stati membri. Alcune nazioni, in primo luogo la Polonia, stanno sopportando il peso maggiore degli arrivi. Bisogna tenere presente che, secondo la Commissaria Ue agli Affari interni Johansson, sono già 3,8 milioni i rifugiati accolti nell’Unione (800 mila hanno già chiesto lo status di rifugiato) e molti sono minori. E quasi due milioni si trovano in territorio polacco. È il confine più ampio e più facilmente raggiungibile. Considerando poi che molti cittadini in fuga preferiscono non allontanarsi troppo dal loro Paese per potervi tornare rapidamente quando la guerra sarà finita.

Senza contare che in Ucraina sono almeno 7 milioni gli sfollati e una parte potrebbe decidere di varcare i confini europei sebbene negli ultimi giorni il flusso migratorio si sia ridotto. Adesso arrivano “solo” 50 mila ucraini al giorno.

Dopo l’accordo siglato ieri, allora, la Commissione definirà un indice per stabilire a quali Stati membri destinare la quota più alta di risorse. Varsavia, ad esempio, ha già fatto sapere di aver impiegato oltre due miliardi di euro per l’accoglienza. Ma in una situazione critica si trovano anche Romania, Ungheria e Slovacchia. Anche la Moldavia, che però non fa parte dell’Ue, è pesantemente sotto pressione. E Bruxelles è intenzionata ad aiutare anche una nazione limitrofa e che ha presentato la richiesta di adessione all’Unione.

In base alla direttiva europea sulla protezione temporanea, chi scappa dall’Ucraina ha diritto ad attraversare liberamente i confini europei e a scegliere il Paese dove rifugiarsi. Per questo una redistribuzione obbligatoria non è possibile. Nel Piano, però, si stabilisce un sistema che incentivi e agevoli gli spostamenti attraverso l’uso gratuito dei mezzi di trasporto. Una sorta, insomma, di esortazione volontaria alla ripartizione.

I singoli governi, poi, stanno valutando un sostegno diretto anche ai profughi. Lo sta facendo sicuramente l’Italia. “Per quanto riguarda il nostro Paese - ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese - tramite i Comuni e il commissario alla protezione civile, stiamo valutando un contributo economico”. Si tratta di 300 euro per gli adulti e di 150 per i minori. A proposito di minori, una delle questioni su cui si sta concentrando l’Ue è la tratta di esseri umani. Un pericolo che sta emergendo in questa fase e che va impedita con regole ad hoc.

Il “pacchetto” verrà definito nei prossimi giorni. Ma la richiesta di aiuto avanzata dalla Polonia sta ora rimettendo in discussione le posizioni originarie sulle politiche migratorie. I governi sovranisti di Visegrad, infatti, si sono sempre strenuamente opposti a una gestione comunitaria dei migranti, in particolare quelli che sbarcano in Italia Spagna e Grecia dall’Africa. La mano tesa verso Varsavia, dunque, per i Paesi del Mediterraneo dovrà essere accompagnata da una disponibilità a varare il nuovo Patto sull’Asilo e i migranti che è bloccato dai veti ormai da quasi un anno e mezzo.