sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 25 novembre 2019

 

Nasce l'Ufficio centrale per il lavoro dei detenuti, "Mi riscatto per... il futuro": così l'amministrazione giudiziaria eleva a sistema Paese un modello virtuoso nato localmente. Presentato il 13 novembre scorso presso l'aula universitaria del carcere romano di Rebibbia, questa nuova realtà chiude il cerchio dei 70 protocolli cittadini "Mi riscatto per..." che hanno permesso l'avviamento al lavoro di circa 4.500 detenuti italiani.

Numeri diffusi dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede intervenuto alla presentazione dell'Ufficio con il capo Dap Francesco Basentini. Ora, dal particolare, si passa al nazionale creando, ha detto Bonafede, "un ufficio che monitori il territorio nazionale per incrociare domanda e offerta di lavoro".

"La missione è quella di fare da interfaccia tra il mondo economico produttivo fuori dal carcere e i detenuti che vogliono lavorare per mettersi a disposizione del territorio", ha aggiunto Basentini che ha ricordato l'esportazione del progetto in Messico per essere replicato in uno o più istituti penitenziari messicani.

Nel suo discorso, il ministro Bonafede è uscito fuori da quello che ha definito "il perimetro fisico di un'aula giudiziaria di tribunale o di un carcere. La dimensione più alta della giustizia", ha detto, "è invece quella che non ha perimetri a cominciare dalla prevenzione con progetti scolastici di legalità per investire in una nuova generazione che rispetti le regole per scelta e non per imposizione.

Ma questo riguarda", ha allargato il concetto, "anche la fase esecutiva della pena su cui deve valere il principio della certezza della pena con il quale deve viaggiare quello della sua funzione rieducativa garantita dall'articolo 27 della Costituzione. E quindi", ha sottolineato, "quale migliore rieducazione del detenuto è il lavoro e attraverso questo la possibilità di intraprendere un percorso di reinserimento sociale fatto di esperienza e competenza che faccia da ponte verso una nuova vita fuori dal carcere".

E parole di riconoscenza del valore della polizia penitenziaria, hanno chiuso l'intervento del ministro: "Di fronte a uno Stato che ha pensato alla polizia penitenziaria come un corpo di serie B", ha riconosciuto, "questo corpo specializzato ha saputo reinventare il proprio ruolo servendo lo Stato in ogni occasione possibile anche andando ben al di là dello stretto adempimento dei propri doveri".