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di Laura Salvaneschi

Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2022

La riforma del processo civile è pensata per muoversi su tre linee direttive. Quella organizzativa, quella di incentivazione dei mezzi alternativi di risoluzione delle controversie e quella delle modifiche normative. Chiunque rifletta sullo stato di crisi della giustizia civile, con la consapevolezza delle troppe riforme già ideate nel passato con esito negativo, sa però che il tema non sono le norme, ma la struttura organizzativa del sistema L’esperienza di plurime riforme normative del tutto fallite lo dice in modo chiaro.

La legge 206 del 26 novembre 2021, che disciplina la delega al Governo per l’efficienza del processo civile, si segnala però, rispetto a tutte le riforme che l’hanno preceduta, perché non si limita a una proposta di carattere normativo, ma intende operare anche e proprio sul piano organizzativo. Campeggia su questo versante la delega a modificare e generalizzare l’ufficio per il processo, già operante con buoni risultati in alcuni tribunali e corti d’appello all’avanguardia. L’idea è semplice. Si tratta di affiancare il giudice con addetti assunti con bandi ad hoc: un primo gruppo di circa 8mila risorse ha preso servizio nei giorni scorsi nei tribunali e nelle corti d’appello.

Valendosi di un ufficio da lui diretto e coordinato, il giudice non dovrà più fare tutto da solo, ma potrà fruire di una struttura di supporto nello studio dei fascicoli, negli approfondimenti giurisprudenziali e dottrinali, nella predisposizione delle bozze dei provvedimenti e anche nella valutazione dei presupposti per la mediazione della lite. Insomma, si passerà in via generalizzata da una partita in solitario a un gioco di squadra.

Così facendo, il giudice dovrebbe poter ridurre i tempi della decisione. L’idea innovativa è quella di non promuovere solo un supporto di natura giuridica, ma anche l’utilizzo ottimale degli strumenti informatici, il cui potenziamento è chiave di volta per il successo della riforma. Il processo dovrà diventare infatti tutto telematico e anche affidato a soluzioni tecnologiche nuove.

La legge delega non si limita a interventi normativi ma intende affrontare il piano organizzativo processo avrà poi anche compiti di catalogazione, archiviazione e messa a disposizione dei precedenti giurisprudenziali, in modo tale da favorire l’uniformità della giurisprudenza, perché il singolo giudice potrà confrontarsi in tempi rapidi con i precedenti da altri catalogati e sistematizzati.

Ancora, al nuovo team che assisterà il giudice sarà affidato il compito di coordinamento con le cancellerie, idealmente non più soffocate di carte ma informatizzate, e anche l’analisi e la preparazione dei dati sui flussi di lavoro, vero campo su cui occorre lavorare. L’ufficio per il processo è quindi una base di partenza perché il lavoro congiunto di giuristi, informatici e ingegneri gestionali possa portare a risultati positivi. E che l’intenzione sia quella di operare con competenze promiscue lo dicono i progetti già affidati alle Università, che stanno studiando il funzionamento dell’ufficio per il processo mettendo insieme tutti questi operatori, alla conquista per il processo civile di quel “tempo ragionevole” che è oggi lettera morta della nostra Costituzione.

Un risultato questo che si può ottenere non certo cambiando un’altra volta il già massacrato codice di rito, ma solo lavorando sull’organizzazione. Ma non tutto il quadro è rosa. Gli scettici segnalano che queste squadre sono pensate come composte da persone a tempo determinato, il cui tempo di formazione rischia di infrangersi sul tempo solo triennale della loro durata. E dagli uffici giudiziari si elevano segnali di preoccupazione sull’organizzazione di queste squadre.

Il giudice è oberato, il rapporto tra il numero dei giudici e il numero di cause che ogni anno vengono introdotte segnala con chiarezza dov’è il problema Se i giudici sono troppo pochi per il lavoro che devono svolgere, come faranno a organizzare queste squadre? E perché dovrebbero dedicare impegno a personale che nasce a scadenza? L’ufficio per il processo è quindi solo un primo passo, ancora denso di interrogativi. Ma la strada è quella giusta e va con tenacia pensata e organizzata Il tema è l’organizzazione della giustizia e si può risolvere solo sul piano gestionale e non su quello normativo.