di Pietro De Leo
Il Tempo, 25 novembre 2019
Parla il portavoce del Psi ai tempi di Craxi: "Coi partiti pietosi di oggi la supplenza giudiziaria non è nemmeno un male". "Distruggere la prima repubblica fu un peccato mortale".
"Ero seduto al mio tavolo di lavoro, nella redazione de L'Avanti. Scrivevo un articolo. Sentii dei passi dietro di me, era Pietro Nenni. Mi disse: hai deciso il titolo? Gli risposi che l'avrei scritto una volta finito il pezzo. E lui mi riprese: male, il titolo va deciso all'inizio, perché così si hanno le idee chiare".
Più che di aneddoti, Ugo Intini è una miniera di fotografie che aiutano meglio a capire il presente. "Ecco, questo per dire che una volta esisteva una staffetta generazionale. Gli anziani passavano il testimone ai giovani", spiega colui che fu nella cabina di comando, da portavoce, nel Psi di Bettino Craxi.
E oggi?
"Ho scritto un libro che si chiama "Lotta di classi", nel senso di classi di età. Oggi in Italia ci sono troppi vecchi, pochi giovani e male istruiti, non si fanno figli, e non si vogliono gli immigrati. Mi pare non ci sia una gran prospettiva. La dico chiara e impopolare, tanto ormai non devo fare mica campagne elettorali. Bisogna fare più figli, formare meglio i nostri giovani, e fare entrare un po' più immigrati, ma quelli giusti. Un Paese efficace se li sa scegliere, da noi invece vengono i peggiori. Però sono percorsi da costruire da qui a vent'anni, e non lo fa nessuno, perché la politica oramai guarda solo al momento attuale".
Lei nei ruggenti anni 80 è stato portavoce del Psi, un partito che guardava molto alla tecnologia. Oggi, la tecnologia ha fatto irruzione nella politica...
"Sì, e tutto questo ha causato un fenomeno particolare: c'è maggior ventaglio di conoscenza e minore capacità di approfondimento". E siamo anche ad un linguaggio completamente distorto. "Una terza fase, direi. Nel 900 i leader erano grandi giornalisti. Da Mussolini a Nenni e Pertini, fino allo stesso Beffino Craxi. Poi si passò ai grandi comunicatori Tv che divennero leader politici, pensiamo a Reagan che era il segretario del sindacato attori, e qui da noi Berlusconi. Oggi, i leader sono quelli che sanno utilizzare meglio i social. Ma non ha giovato alla qualità politica".
Situazione anche figlia dello scadimento della forma partito...
"I partiti erano il cemento dell'unità nazionale. Un comunista veneto e un comunista siciliano, per fare un esempio, erano prima comunisti, e poi veneto e siciliano. Erano i luoghi in cui il leader si incontrava con il semplice militante, il ricco con il povero. Distrutti i partiti, è stata tolta anche questa spina dorsale".
Qual è il limite della politica di oggi?
"Oggi è tutto globale: innanzitutto la finanza, poi lo sport, lo spettacolo, persino il crimine. Tranne la politica".
In che senso?
"Nel secolo scorso, un terzo dell'umanità abitava in Europa. Oggi, meno del 7%. Dunque l'ambito minimo in cui contare politicamente è quello europeo. E l'Europa deve riuscire a contare nel mondo".
Craxi, però, in un'intervista espresse molta preoccupazione sul processo di integrazione europea...
"Craxi era preoccupato perché vedeva avanzare l'unità europea soltanto sul piano economico e non politico. E questo è un grande limite del processo. Io stesso lo sottolineai alla Camera intervenendo sull'introduzione della moneta unica. Ero favorevole, ma avvisai: mai si era vista una moneta appesa al nulla. Se la moneta è appesa al nulla, prima o poi cade".
L'accelerazione verso il progetto unitario europeo è avvenuta all'inizio degli anni 90, quasi contestualmente alla fine della Prima Repubblica. C'è una qualche correlazione?
"La fine della Prima Repubblica ha una correlazione più che altro con la caduta del Muro. Il nostro sistema politico era stato concepito per affrontare la Terza Guerra Mondiale, che era la Guerra Fredda. Finita quella, evidentemente andava cambiato. Bisognava farlo in modo razionale, è stato fatto in modo traumatico".
I partiti, allora, erano solidi. Perché non c'avete pensato voi, a cambiare quel sistema?
"Perché non ci si accorge subito dei grandi eventi, non abbiamo tratto subito le conseguenze".
E perché la politica non riuscì ad affermare il primato sulla magistratura?
"Craxi in realtà prese di petto la questione, con quel famoso discorso alla Camera sul finanziamento illecito ai partiti. Però lo schema dei partiti del 900 post bellico aveva contro molte forze. Alcune interpretazioni vogliono che anche ambienti di intelligence statunitensi abbiano spinto per il ricambio. D'altronde, i comunisti erano stati sconfitti e dunque non serviva più quel sistema che li aveva contrastati per quasi mezzo secolo. E poi c'era chi voleva comprarsi, dall'esterno, tutti i maggiori asset italiani".
L'onda lunga del 1993, la magistratura che prevale sulla politica, c'è ancora oggi?
"La magistratura italiana è come l'esercito turco, a volte si sostituisce al potere politico. Nelle condizioni pietose in cui si trova oggi la politica, direi che in qualche caso non è neanche un male".
Allora, però, fu un dramma. Avevate sottovalutato la portata di Mani Pulite?
"Probabilmente sì".
C'è stato un momento preciso in cui avete pensato: qui è finito tutto?
"Ho rimosso molto di quel che avvenne, sul piano emotivo, in quel periodo. Però non escludo ci sia stato".
Da lì in poi fu la "diaspora". Nella seconda metà degli anni 90, dopo che Craxi andò in esilio ad Hammamet, ci fu un momento in cui sembrò che lei potesse prendere sulle spalle l'eredità del Psi. Poi perché non si riuscì a realizzare quel progetto?
"Ci provai con tutte le forze, ma i problemi erano due. Da un lato, il bipolarismo aveva spaccato i socialisti. Dall'altro, c'era la criminalizzazione molto forte dei socialisti presso l'opinione pubblica".
Lei come visse il Craxi di Hammamet?
"Lui non approvò il mio tentativo di creare una nuova forza socialista. Poi andai in Tunisia e ci chiarimmo".
A gennaio saranno i 20 anni dalla morte. Ricorda quel giorno?
"Seppi che era morto dalla radio, e cominciarono ad arrivare telefonate dei giornalisti che mi chiedevano delle interviste. Ricordo che fu molto difficile commentare e parlare".
Quel periodo, oggi, torna anche nella cultura di massa. Ci sono state le fiction sul 1992, 1993 e 1994. E sta arrivando il film di Amelio su Craxi...
"Le fiction non le ho viste, perché non voglio fermarmi a riflettere su quanti anni siano passati. Il film di Amelio lo vedrò senz'altro".
Voi socialisti, negli anni d'oro, eravate anche associati ad un certo modo "leggiadro" di intendere la vita. Quanto si favoleggiò sul vostro edonismo?
"Sicuramente ci fu anche strumentalizzazione. Ma devo dire che certi ambienti romani non mi piacevano e non li frequentavo. Un mio amico una volta mi disse che la capacità corruttrice di Roma era un dato storico: cadevano in tentazione, da secoli, cardinali di tutto il mondo. Figuriamoci se non ci dovessero cadere i politici! Intorno ai socialisti si era costruita una cattiva fama. Andreotti ad esempio, che si alzava all'alba, diceva: quando vi svegliate, io vi ho già fregato".










